Isole minori, rincari sui collegamenti: i sindaci chiedono lo stop
È scattato ieri l’aumento del 18% delle tariffe per i collegamenti marittimi in convenzione statale con le isole minori siciliane. Il rincaro ha provocato la reazione dei sindaci degli otto Comuni insulari, che chiedono l’intervento delle istituzioni regionali e nazionali a tutela della continuità territoriale e del diritto alla mobilità.
I primi cittadini sollecitano «l’immediata sospensione di qualsiasi aumento delle tariffe dei collegamenti marittimi con le isole minori», almeno fino alla definizione di un sistema stabile e condiviso dei servizi. L’incremento, già ipotizzato negli anni scorsi e in due occasioni evitato, torna così a incidere sui residenti.
Per i sindaci, i trasporti marittimi e aerei rappresentano una necessità per «lavorare, studiare, curarsi e accedere ai servizi fondamentali». Da qui anche la richiesta di rivedere la programmazione della continuità territoriale, facendo partire le future gare dalle effettive esigenze delle comunità e dalle prospettive di sviluppo delle isole.
Sulla vicenda è intervenuta Federalberghi Isole Minori Sicilia. Il presidente Christian Del Bono ha espresso «profonda amarezza» per la distanza tra le dichiarazioni sul principio di insularità e gli interventi concretamente adottati.
L’associazione contesta inoltre la posizione dell’assessore regionale Alessandro Aricò, che aveva affermato: «Le tariffe non aumenteranno». Secondo Federalberghi, la convenzione attribuirebbe alla Regione un ruolo nella vigilanza e nella governance del contratto. L’articolo 6 prevederebbe inoltre la possibilità di chiedere la sospensione degli aumenti utilizzando risorse compensative regionali. Contro i rincari si sono espressi anche i deputati Calderone di Forza Italia e Safina del Partito democratico.
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