Attualità

Giustizia sociale nell’UE, il confronto tra sanità e istruzione

Gianluca Salpietro

di Gianluca Salpietro, Economista – Scrivo questo articolo perché spesso, nei media, si commenta da diverse parti la crisi dell’occidente e dell’UE e in particolare il peggioramento della giustizia sociale nell’UE. Dopo aver scritto un articolo il 27 settembre 2026 dove discuto come alcuni dati neghino un aumento significativo della diseguaglianza economica nell’UE tra il 2010 e il 2025, in questo articolo vorrei gettare luce su cosa indicano altri parametri dell’UE sulla giustizia sociale nell’UE negli stessi anni, anche con uno sguardo geograficamente comparativo.

Correggo qui però prima, alcuni dati presentati nel precedente articolo dopo miei controlli alle fonti dei dati generati dall’IA (che ho imparato a mie spese può fare errori): Il dato per il T1 2009 del Coefficiente Gini della ricchezza della zona Euro-20 è in effetti 70,82 e non 72,00, indicando quindi che il Coefficiente Gini della ricchezza della zona Euro-20 è in effetti aumentato del 2,2% e non dello 0,56% tra il 2009 e il 2025 come indicato nel mio precedente articolo. Mentre il Coefficiente Gini della ricchezza per l’Italia per il T4 2010 è 66,4 e non 70 come citato nel suddetto articolo, risultando quindi in un aumento del +8,7% nel Coefficiente Gini della ricchezza tra il 2010 e il 2025. Le conclusioni dell’articolo sull’invariata diseguaglianza economica tra il 2010 e il 2025 per quanto riguarda l’UE, quindi, rimangono sostanzialmente invariate (dato il calo del Coefficiente Gini del reddito dell’UE nel periodo), benché indebolite, mentre per l’Italia la conclusione cambia da una di diseguaglianza economica non significativamente variata ad una di diseguaglianza economica aumentata tra il 2010 e il 2025. I dati e relativi commenti sono stati corretti anche nel mio precedente articolo e rimando lì per una discussione completa.

CanaleSicilia

Qui analizzo la questione della giustizia sociale nell’UE, presentando alcuni dati ufficiali (questa volta tutti controllati alle fonti) sulla spesa sanitaria pubblica e non e pubblica per l’istruzione, entrambe facenti parte della spesa sociale. La spesa sociale su istruzione e sanità è direttamente collegata alla giustizia sociale, incidendo tra l’altro sulle pari opportunità, il miglioramento delle condizioni economiche e di vita dei nuclei familiari più svantaggiati e l’eguaglianza di accesso ai servizi e alle opportunità.

La Tabella 1. sotto mostra la spesa sanitaria pubblica, non pubblica e totale in percentuale del PIL per una selezione di paesi per gli anni 2010 e 2023. Gli anni sono selezionati per l’ultimo anno di dati comparabili disponibile e un periodo nel passato per cui si possa beneficiare di un certo paragone temporale. I paesi sono scelti per dare un paragone tra l’UE e alcuni paesi cosiddetti occidentali (includo qui USA e Giappone) con i BRICS e alcuni paesi di matrice socialista/comunista e/o cosiddetti antioccidentali. I dati li ho ordinati in ordine decrescente per spesa sanitaria pubblica nell’anno 2023.

La spesa sanitaria pubblica misura quanto un governo e i suoi sistemi di finanziamento pubblico spendono per l’assistenza sanitaria ed è solitamente espressa come percentuale del prodotto interno lordo (PIL) di un paese. Nella tabella ho utilizzato l’indicatore della Banca Mondiale «Spesa sanitaria interna delle amministrazioni pubbliche (% del PIL)», basato sulla banca dati globale sulla spesa sanitaria dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Questo indicatore si distingue dalla spesa sanitaria totale, che comprende sia il finanziamento pubblico sia quello privato.

La spesa sanitaria pubblica comprende generalmente:

Assistenza sanitaria finanziata dalle amministrazioni pubbliche: spesa sostenuta dalle amministrazioni centrali, regionali e locali.
Assicurazione sanitaria pubblica: spesa finanziata attraverso contributi obbligatori ai sistemi di assicurazione sociale sanitaria.
Servizi e programmi sanitari: finanziamenti per ospedali, medici, medicinali, prevenzione, vaccinazioni e amministrazione della sanità pubblica.
La spesa sanitaria totale invece misura l’insieme delle risorse destinate all’assistenza sanitaria in un paese, comprendendo la spesa finanziata da fonti sia pubbliche sia private. Nei dati della Banca Mondiale e dell’OMS utilizzati nella tabella, è espressa come percentuale del PIL.

Tabella 1. – Spesa sanitaria pubblica, non pubblica e totale in percentuale del PIL 2010 e 2023.

Per il Giappone, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era pari al 7,43% del PIL, quella non pubblica all’1,63% e quella totale al 9,06%. Nel 2023 i valori erano rispettivamente 9,11%, 1,63% e 10,74%.
Negli Stati Uniti, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era del 7,93%, quella non pubblica dell’8,37% e quella totale del 16,20%. Nel 2023 i rispettivi valori erano 9,01%, 7,68% e 16,69%.
A Cuba, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era del 9,70%, quella non pubblica dello 0,99% e quella totale del 10,69%. Nel 2023 i valori erano 7,83%, 1,55% e 9,38%.
In Francia, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era del 7,82%, quella non pubblica del 3,40% e quella totale dell’11,22%. Nel 2023 i valori erano 7,80%, 3,72% e 11,52%.
Nell’UE-27, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era del 7,30%, quella non pubblica del 2,54% e quella totale del 9,84%. Nel 2023 i valori erano 7,44%, 2,56% e 10,00%.
In Italia, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era del 6,97%, quella non pubblica dell’1,93% e quella totale dell’8,90%. Nel 2023 i valori erano 6,14%, 2,27% e 8,41%.
In Sudafrica, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era del 4,00%, quella non pubblica del 3,79% e quella totale del 7,79%. Nel 2023 i valori erano 5,49%, 3,42% e 8,91%.
In Russia, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era del 3,05%, quella non pubblica dell’1,92% e quella totale del 4,97%. Nel 2023 i valori erano 4,93%, 2,11% e 7,04%.
In Brasile, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era del 3,58%, quella non pubblica del 4,37% e quella totale del 7,95%. Nel 2023 i valori erano 4,29%, 5,44% e 9,73%.
In Iran, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era del 2,04%, quella non pubblica del 4,25% e quella totale del 6,29%. Nel 2023 i valori erano 2,82%, 3,21% e 6,03%.
In Cina, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era del 2,16%, quella non pubblica del 2,00% e quella totale del 4,16%. Nel 2023 i valori erano 3,39%, 2,55% e 5,94%.
In Venezuela, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era del 2,59%*, quella non pubblica del 4,24% e quella totale del 6,83%. Nel 2023 i valori erano 2,00%, 1,78% e 3,78%.
In India, nel 2010 la spesa sanitaria pubblica era dello 0,87%, quella non pubblica del 2,47% e quella totale del 3,34%. Nel 2023 i valori erano 1,30%, 2,04% e 3,34%.

Fonti:
Spesa sanitaria pubblica: Banca Mondiale, Spesa sanitaria interna delle amministrazioni pubbliche (% del PIL), basata sulla banca dati globale sulla spesa sanitaria dell’OMS.
Spesa sanitaria totale: Banca Mondiale, Spesa sanitaria corrente (% del PIL).

CanaleSicilia

Note:
La spesa non pubblica è calcolata come spesa totale meno la spesa delle amministrazioni pubbliche nazionali. Può includere finanziamenti esterni, quindi non coincide necessariamente con la sola spesa privata interna.

* Il dato sulla spesa pubblica del Venezuela per il 2010 proviene da una versione precedente della serie. L’OMS ha segnalato revisioni e cancellazioni dei dati storici venezuelani; pertanto, i confronti nel tempo richiedono cautela.

Comprende:

Spesa pubblica: finanziamenti a carico dei bilanci pubblici e dei sistemi obbligatori di assicurazione sociale sanitaria.
Spesa delle famiglie: pagamenti diretti per assistenza sanitaria, medicinali e altri servizi sanitari.
Assicurazioni private: pagamenti effettuati tramite assicurazioni sanitarie private.
Altra spesa privata: per esempio, donazioni di beneficenza e pagamenti da parte di imprese private.
Finanziamenti esterni: risorse destinate alla sanità provenienti da governi stranieri, organizzazioni internazionali e altre fonti esterne, ove applicabile.

Include l’assistenza sanitaria preventiva e curativa, la pianificazione familiare, le attività legate alla nutrizione e gli aiuti di emergenza destinati alla sanità. Esclude l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari. Inoltre, la serie della Banca Mondiale «Spesa sanitaria corrente (% del PIL)» utilizzata esclude le spese in conto capitale, come quelle per gli edifici ospedalieri e le attrezzature.

Dalla Tabella 1. si vede chiaramente che oltre a Cuba, la parte superiore della tabella è popolata soltanto da paesi occidentali e UE-27 (incluso Francia e Italia). Se l’ordine fosse stato invece per maggiore spesa sanitaria totale nel 2023, la parte superiore della tabella avrebbe incluso anche Brasile e Sudafrica mentre l’Italia ricadrebbe nella parte inferiore.

La spesa sanitaria non pubblica può dare un’indicazione della capacità di spesa della popolazione; una spesa non pubblica più alta potrebbe indicare un relativo benessere economico della popolazione. Ma nel caso sia eccessivamente alta, assieme ad una spesa pubblica relativamente bassa, potrebbe invece indicare che i servizi pubblici siano insufficienti relativamente ai bisogni.

La spesa sanitaria pubblica nell’UE tra il 2010 e il 2023 è di poco aumentata in percentuale del PIL, mentre in Italia si è ridotta del 12% circa. Invece è aumentata in quasi tutti i paesi BRICS tranne il Brasile, benché da una base più bassa dell’UE e i paesi occidentali. È aumentata inoltre, anche in Giappone e USA.

Faccio notare anche, che assieme al valore della spesa sanitaria che ho fornito sopra, sarebbe opportuno dare anche un indicatore dell’efficienza di questa spesa sanitaria pubblica per potere valutare meglio la relativa qualità dei servizi sanitari pubblici di una nazione. Qui mi limito però a fornire soltanto il primo di questi due dati.

Nella Tabella 2. sotto invece presento la spesa pubblica per l’istruzione in percentuale del PIL per la stessa selezione di paesi di sopra e per gli anni 2010 o anno disponibile più vicino e l’ultimo anno comparabile disponibile. Ordino i dati in ordine decrescente di percentuale di spesa pubblica per l’istruzione sul PIL dell’ultimo anno disponibile.

La spesa pubblica per l’istruzione misura quanto un governo spende per l’istruzione ed è espressa come percentuale del PIL del paese. Nella tabella ho utilizzato l’indicatore della Banca Mondiale «Spesa pubblica per l’istruzione, totale (% del PIL)», basato sui dati dell’Istituto di statistica dell’UNESCO (UIS). Non rappresenta la spesa pubblica per l’istruzione espressa come percentuale della spesa pubblica totale ma del PIL.

Tabella 2. – Spesa pubblica per l’istruzione in percentuale del PIL

A Cuba, la spesa pubblica per l’istruzione era pari al 12,84% del PIL nel 2010 e all’8,44% nel 2022.
In Sudafrica, la spesa era del 5,13% nel 2010 e del 6,02% nel 2022.
In Brasile, la spesa era del 5,65% nel 2010 e del 5,62% nel 2022.
Negli Stati Uniti, la spesa era del 4,93%* (dato relativo al 2015) e del 5,42% nel 2021.
In Francia, la spesa era del 5,5% nel 2010 e del 5,1% nel 2024, dato provvisorio (p).
Nell’UE-27, la spesa era del 5,5% nel 2010 e del 4,70% nel 2024.
In Russia, la spesa era del 4,09% nel 2010 e del 4,16% nel 2023.
In India, la spesa era del 3,38% nel 2010 e del 4,1% nel 2022.
In Italia, la spesa era del 4,4% nel 2010 e del 4,0% nel 2024.
In Cina, il dato del 2010 non è disponibile, mentre nel 2023 la spesa era del 3,9% del PIL.
In Giappone, la spesa era del 3,60% nel 2010 e del 3,34% nel 2022.
In Iran, la spesa era del 3,71% nel 2010 e del 2,82% nel 2023.
In Venezuela, la spesa era del 6,87%* nel 2009, mentre il dato più recente non è disponibile.

Fonti:

Dati storici del 2010: Banca Mondiale, Spesa pubblica per l’istruzione, totale (% del PIL), basata sui dati dell’Istituto di statistica dell’UNESCO.
Ultimi dati per paese: Banca Mondiale / Istituto di statistica dell’UNESCO, Spesa pubblica per l’istruzione, totale (% del PIL).
Dati UE-27, Francia (2024 provvisorio (p)) e Italia: Eurostat, Spesa delle amministrazioni pubbliche per funzione (COFOG), [tepsr_sp110] General government expenditure by function.

*Dato 2010 per il Venezuela è relativo all’anno 2009 e quello dell’USA è relativo all’anno 2015.

Note:

Le osservazioni più recenti si riferiscono ad anni diversi e non devono essere considerate un confronto riferito allo stesso momento.

Sebbene i dati dei paesi utilizzino generalmente l’indicatore della Banca Mondiale/UNESCO UIS, i dati UE-27, Francia e Italia provengono da Eurostat. Differenze nelle modalità di rendicontazione, nelle revisioni statistiche e nelle definizioni dei dati possono influire sulla comparabilità.

“Non disponibile” significa che non è stata verificata un’osservazione comparabile, non che la spesa fosse pari a zero.

Comprende:

Spesa corrente: stipendi degli insegnanti, costi di funzionamento delle scuole e delle università, materiali didattici e altri servizi educativi.
Spesa in conto capitale: costruzione, ristrutturazione e attrezzature per scuole e altri istituti di istruzione.
Trasferimenti: finanziamenti pubblici trasferiti ad altri enti per l’istruzione, comprese le relative sovvenzioni.

L’indicatore copre generalmente la spesa delle amministrazioni centrali, regionali e locali, inclusa quella per l’istruzione primaria, secondaria e terziaria. Può comprendere anche finanziamenti ricevuti dai governi da fonti internazionali.

L’indicatore non rappresenta l’intera spesa per l’istruzione. In particolare, non rileva tutte le spese private sostenute dalle famiglie, come le rette delle scuole private, le lezioni private, i libri di testo e le uniformi scolastiche pagati direttamente dalle famiglie. Inoltre, misura la spesa, non i risultati: una percentuale più elevata non implica automaticamente una migliore qualità dell’istruzione o migliori risultati degli studenti. In sintesi, l’indicatore consente di confrontare l’entità dell’investimento pubblico nell’istruzione in rapporto alle dimensioni dell’economia di ciascun paese.

Come si vede nella Tabella 2. i paesi nella parte superiore della tabella comprendono una maggiore varietà di paesi rispetto alla spesa pubblica sulla sanità in percentuale del PIL, trovando qui Cuba, Sudafrica, Brasile, Stati Uniti, Francia e UE-27, quindi sia paesi occidentali che paesi BRICS e socialisti/comunisti.

È da notare anche che Cuba, UE-27 e Francia nel periodo analizzato hanno diminuito la loro spesa pubblica per l’istruzione in percentuale del PIL del 34%, 15% e 7% rispettivamente. Queste riduzioni sono anche pro capita, dato che la popolazione di studenti in nessuno di questi paesi è scesa altrettanto. USA e Sudafrica invece hanno aumentato la spesa per l’istruzione in percentuale del PIL e il Brasile l’ha mantenuta pressappoco costante.

Anche la parte inferiore della tabella presenta maggiore varietà rispetto a quella per la spesa sanitaria in percentuale del PIL, trovando qui sia paesi occidentali (Italia e Giappone) che paesi BRICS, socialisti/comunisti e cosiddetti antioccidentali.

L’Italia nel 2024 spende come proporzione del PIL circa quanto India e Cina nel 2022 e 2023 rispettivamente sull’istruzione pubblica ed è posizionata nella parte inferiore della tabella, avendo diminuito di circa il 9% la sua spesa pubblica per l’istruzione tra il 2010 e il 2024 arrivando al 4% del PIL nel 2024 dal 4,4% del 2010. Anche questa rappresenta una riduzione pro capita dato che la popolazione studentesca (5-25anni) è diminuita del 5% circa tra il 2010 e il 2024 (Fonte: Demo – Statistiche demografiche ).

Prima facie, visto che la spesa sanitaria specialmente pubblica in percentuale del PIL sia rimasta pressappoco stabile nei paesi dell’UE mediamente, mentre la spesa pubblica per l’istruzione in percentuale del PIL nell’UE sia diminuita del 15% complessivamente, si può concludere che, in base a queste metriche, diverse dall’ineguaglianza economica già analizzata nel mio precedente articolo, ci siano indicazioni che complessivamente la giustizia sociale nell’UE mostri segnali di peggioramento, benché da un livello superiore alla o nella media, come si vede dalle tabelle e restando su quei livelli. Per l’Italia i dati qui presentati invece rafforzano ulteriormente il quadro di peggioramento della giustizia sociale tra il 2010 e il 2025, già indicato dal peggioramento della diseguaglianza economica in questo periodo, come concluso nel mio precedente articolo (corretto).

Allo stesso tempo la spesa per la difesa dell’UE complessivamente è aumentata dal 1,4% del PIL nel 2010 al 1,85% del PIL nel 2024, un aumento del 32% ossia di €184 miliardi (Fonte: European Defence Agency – Defence Data corretto per i dati di spesa danese che nel 2010 non faceva parte del EDA). Appare quindi da questi dati che sia verosimile, come spesso si sente argomentare, che la maggiore spesa per la difesa dell’UE abbia in parte reindirizzato risorse dalla spesa sociale nell’UE nel suo complesso negli ultimi anni e in particolare dalla spesa pubblica per l’istruzione, visto che esistevano margini per modificare gli stanziamenti nel rispetto dei vincoli normativi e contrattuali e questo articolo mira anche a contribuire nel delineare le proporzioni della questione.

Le soluzioni per affrontare tali questioni inoltre, ci possono essere, per esempio perseguire una difesa comune europea (e idealmente una politica estera comune) piuttosto che 27 difese (e politiche estere) nazionali, che inciderebbe meno sul budget dell’UE complessivamente per via di maggiori efficienze. Altre soluzioni si possono anche trovare. Ma prima di tutto bisogna avere contezza della situazione reale come delineata da dati oggettivi e spero che questa mia breve analisi abbia fornito a questa mira un contributo.

Infine, quest’analisi esula da qualsiasi discussione di questioni politiche e/o civili tra i paesi qui analizzati ed è di per sé da intendere come solamente indicativa dato che studi più approfonditi sarebbero richiesti e alcuni sono disponibili (per esempio A picture of wealth inequality across EU Member States | Eurofound ) per trarre conclusioni più definitive.


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