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La Vardera contesta il Giornale di Sicilia, interviene il sindacato

Lavardera Giornali

Polemica tra il deputato regionale Ismaele La Vardera e il Giornale di Sicilia sulla copertura giornalistica delle iniziative politiche del movimento Controcorrente. La vicenda ha provocato l’intervento del Sindacato della Stampa parlamentare siciliana, che ha espresso solidarietà al cronista Giacinto Pipitone, destinatario delle contestazioni del deputato attraverso i social.

La Vardera lamenta la mancata citazione di Controcorrente in un articolo dedicato alle posizioni del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle contro quelle che lo stesso deputato definisce «mancette». Secondo quanto sostenuto nel suo intervento, il movimento avrebbe partecipato alla contestazione dei 50 milioni di euro destinati al FIT, proponendo di impiegare le risorse per interventi di interesse generale, a partire dall’agricoltura.

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«Non pretendiamo di essere citati in ogni articolo. Non chiediamo corsie preferenziali né trattamenti di favore», afferma La Vardera, ritenendo che l’omissione possa offrire ai lettori una rappresentazione incompleta delle posizioni delle opposizioni. Il deputato contesta inoltre lo spazio riservato a Controcorrente in una successiva pubblicazione, definita un «piccolo trafiletto», priva di fotografia.

Nel suo intervento La Vardera richiama anche i finanziamenti pubblici che, secondo quanto afferma, il quotidiano riceverebbe, chiedendo: «Chi impone a quel giornale di oscurarci?». Il post non contiene tuttavia elementi che documentino l’esistenza di eventuali pressioni sulle scelte editoriali della testata.

Il Consiglio direttivo del Sindacato della Stampa parlamentare siciliana respinge le contestazioni, richiamando l’autonomia professionale dei giornalisti. «L’informazione libera e indipendente non è una buca delle lettere o un megafono: scelte editoriali e articoli possono non piacere e chi se ne duole se ne faccia una ragione», si legge nel comunicato.

Il sindacato invita infine a evitare attacchi pubblici ai cronisti attraverso i social, ritenendo che possano esporli a reazioni ostili. «Ben vengano le critiche costruttive, le invettive no», conclude la nota.


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