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Deposito dei bilanci, scontro tra commercialisti e consulenti del lavoro

Subba Carambia

Si accende anche in Sicilia il confronto tra commercialisti e consulenti del lavoro sulla disposizione contenuta nel Ddl Concorrenza 2026 che prevede di estendere a questi ultimi la facoltà di depositare i bilanci societari presso il Registro delle imprese e attestarne la conformità agli originali conservati dalla società.

La Conferenza degli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili della Sicilia, coordinata da Maurizio Attinelli, ha espresso sostegno alla posizione del Consiglio nazionale della categoria, chiedendo che la disposizione venga riconsiderata durante l’iter parlamentare. Attualmente l’articolo 31, commi 2-quater e 2-quinquies, della legge 340/2000 attribuisce tale funzione agli iscritti all’Albo dei commercialisti.

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Secondo gli ODCEC siciliani, il deposito non rappresenta una semplice trasmissione telematica, poiché il professionista interviene nel sistema della pubblicità legale dell’impresa assumendosi la responsabilità di attestare la conformità della documentazione. La funzione, sostengono, sarebbe collegata alle competenze economico-aziendali, societarie e contabili e al percorso formativo previsto per la categoria.

«La questione non riguarda la dignità di una professione rispetto a un’altra», ha affermato Attinelli, richiamando invece la necessità di mantenere una corrispondenza tra funzioni professionali, formazione, abilitazione e responsabilità. I commercialisti ricordano inoltre precedenti proposte avanzate nel 2022 e nel 2023, che non portarono alla modifica della disciplina.

A questa posizione replicano l’ANCL Sicilia e la Consulta Regionale Sicilia dei Consulenti del Lavoro, presiedute rispettivamente da Alessandro Subba e Giuseppe Carambia. Le due organizzazioni respingono le contestazioni e considerano l’estensione prevista dal Ddl un intervento di razionalizzazione burocratica e di apertura del mercato.

Consulenti Commercialisti

Secondo Consulta e ANCL, i consulenti del lavoro sono professionisti iscritti a un Albo, sottoposti alla vigilanza ministeriale e abilitati attraverso specifici percorsi formativi. La replica contesta quindi l’idea che le loro competenze possano essere circoscritte all’amministrazione del personale e alla gestione delle buste paga. Vengono richiamate, tra le attività svolte dalla categoria, la tenuta della contabilità generale, la rilevazione dei dati economici e patrimoniali e la predisposizione della documentazione contabile.

I consulenti ricordano inoltre il riconoscimento di competenze nell’ambito delle procedure concorsuali e degli incarichi di curatore, commissario giudiziale e liquidatore, nonché il ruolo di intermediari fiscali abilitati alla trasmissione telematica attraverso i canali dell’Amministrazione finanziaria.

La replica affronta anche il tema della concorrenza. Consulta e ANCL contestano in particolare il riferimento dei commercialisti al rischio che «tutti possano fare tutto», sostenendo che l’estensione riguarderebbe una categoria professionale regolamentata e soggetta a responsabilità. Nel documento viene criticato anche il tono assunto nel dibattito dai vertici della categoria dei commercialisti, compreso il presidente del Consiglio nazionale Elbano de Nuccio, che nei giorni scorsi ha chiesto al Governo di eliminare la disposizione dal Ddl Concorrenza.

Consulta Regionale e ANCL Sicilia annunciano infine l’intenzione di difendere nelle sedi parlamentari, istituzionali e giurisdizionali le competenze della categoria, mentre i commercialisti confermano il sostegno alle iniziative del Consiglio nazionale finalizzate alla revisione della norma durante l’esame parlamentare.

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