Bilanci comunali, la Corte dei Conti fotografa le difficoltà in Sicilia
La situazione finanziaria degli enti locali siciliani continua a presentare elementi di forte criticità. È quanto emerge dalla relazione al Parlamento della sezione Autonomie della Corte dei Conti, presieduta da Salvatore Pilato, che analizza l’andamento delle procedure di dissesto e riequilibrio nei Comuni italiani.
Secondo il documento, Sicilia, Calabria e Campania concentrano complessivamente il 63,6% delle procedure di crisi attivate a livello nazionale e l’80,4% dei dissesti dichiarati. In Sicilia, al 31 dicembre 2025, risultavano avviate 135 dichiarazioni di dissesto e 131 richieste di riequilibrio. Considerando che le due procedure possono interessare gli stessi enti, negli ultimi cinque anni sono stati 165 i Comuni siciliani coinvolti.
La relazione evidenzia inoltre che il 66,3% della popolazione regionale risiede in un Comune che si trova, o si è trovato, in dissesto. In questi casi le difficoltà finanziarie possono incidere sull’erogazione dei servizi e determinare l’applicazione di alcuni tributi nelle misure massime consentite.
Particolare attenzione viene riservata ai 79 Comuni nei quali le procedure sono state ripetute. Palagonia registra cinque casi, mentre Taormina, Ispica, Scordia e Santa Venerina ne contano quattro. Altri 63 enti hanno attraversato due procedure. La Corte parla di «una sequenza di crisi senza soluzione di continuità».
Tra i capoluoghi interessati negli ultimi anni figurano Palermo, Catania e Messina, insieme a centri come Gela, Bagheria e Modica. Alla fine del 2025 erano ancora 39 i Comuni sottoposti a riequilibrio e 70 quelli in dissesto.
Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale di Anci Sicilia, sottolineano che la crisi finanziaria degli enti locali del Mezzogiorno incide sui servizi e sulla qualità della vita, chiedendo un intervento sulle cause strutturali del fenomeno.
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