Caro carburanti, pescatori e agricoltori in protesta in Sicilia
Il rincaro dei carburanti alimenta la protesta di pescatori e agricoltori in Sicilia. A Porto Empedocle gli armatori hanno annunciato che, al termine del fermo biologico, i pescherecci resteranno in porto a causa dei costi ritenuti non più sostenibili.
Al molo Crispi si è svolto un sit-in dei pescatori agrigentini. «Non ci sono più le condizioni per potere riprendere il mare. Il caro carburanti ha messo in ginocchio i pescatori», ha dichiarato Giovanni Manganella della Uil, spiegando che gli armatori non intendono ritirare i documenti necessari per riprendere l’attività.
A incidere maggiormente sono le spese per il carburante. L’armatore Rosario Castronovo ha riferito che ogni uscita comporta un esborso di circa 1.500 euro, al quale vanno aggiunti i costi del personale, a fronte di ricavi che possono attestarsi intorno ai duemila euro per il pescato. «Anziché indebitarci, è meglio restare fermi», ha affermato. A Porto Empedocle sono oltre cento le famiglie che lavorano nel settore. Le marinerie siciliane chiedono interventi al governo per scongiurare il blocco delle attività e le conseguenze occupazionali.
Prosegue intanto anche la mobilitazione degli agricoltori a Gela. Il presidio, diventato permanente, è stato trasferito dal bivio Ponte Olivo, lungo la Gela-Catania, all’ingresso della città, a pochi chilometri dal palazzo di giustizia.
Gli agricoltori contestano il caro carburante e l’aumento dei costi di produzione. Da giovedì 1 ottobre è prevista l’adesione di produttori dei Comuni limitrofi, in particolare del Nisseno e dell’Agrigentino. I manifestanti chiedono al governo nazionale la proclamazione dello stato di crisi per la categoria e un intervento immediato della Regione.
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