Cronaca

Inchiesta appalti, il giudice esclude i legami diretti con Cosa nostra

Avvocati Giustizia

La Procura di Palermo ha annunciato la presentazione di un ricorso contro la decisione del giudice per le indagini preliminari che ha escluso l’aggravante mafiosa nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti alla Regione Siciliana. Il provvedimento riguarda il dirigente regionale Giancarlo Teresi e Carmelo Vetro, ritenuto esponente mafioso di Favara, entrambi arrestati lo scorso 10 marzo.

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, aveva ipotizzato per i due indagati il reato di corruzione aggravata dall’agevolazione a Cosa nostra. Il gip, pur disponendo la custodia cautelare in carcere, ha ritenuto non sufficientemente dimostrata l’esistenza di collegamenti diretti con l’organizzazione mafiosa né che l’intesa corruttiva fosse «finalizzata a favorire» il sodalizio criminale.

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Secondo la ricostruzione dell’accusa, Teresi avrebbe percepito somme di denaro in cambio del sostegno fornito all’impresa riconducibile a Vetro nell’assegnazione di lavori pubblici. L’udienza davanti al tribunale del Riesame, relativa al ricorso dei pubblici ministeri, è stata fissata per il prossimo 10 aprile.

In un procedimento parallelo, sempre dinanzi al Riesame, sarà esaminata la richiesta di revoca delle misure cautelari nei confronti dei due indagati e del sequestro di 90 mila euro rinvenuti nell’abitazione di Salvatore Iacolino, ex direttore generale del Policlinico di Messina, anch’egli coinvolto nell’indagine.

I difensori di Iacolino hanno sostenuto che il denaro custodito in una cassaforte proviene da prelievi effettuati su conti personali e che, pertanto, non sarebbe riconducibile a condotte illecite. All’ex manager viene contestato di aver favorito Vetro, anche attraverso contatti con ambienti politici e amministrativi regionali, in cambio di sostegni economici legati a campagne elettorali.


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