Augusta, detenuto evade dal carcere nascosto tra i sacchi dei rifiuti
È ricercato dopo essere riuscito a evadere dal carcere di Augusta, nel Siracusano, Marco D’Angelo, 38 anni, messinese, detenuto nel settore di alta sicurezza. Gli investigatori stanno ricostruendo le modalità della fuga che, secondo le prime ipotesi, sarebbe avvenuta nascondendosi tra i sacchi destinati allo smaltimento dei rifiuti.
«È l’ennesima dimostrazione di una crisi di sistema delle strutture carcerarie», ha dichiarato il procuratore capo di Siracusa, Sabrina Gambino, che coordina le indagini. Secondo una ricostruzione ancora priva di riscontri ufficiali, D’Angelo avrebbe lasciato l’istituto intorno alle 15, mentre l’allarme sarebbe scattato circa quattro ore dopo, quando gli agenti avrebbero constatato la sua assenza.
Il detenuto era impiegato nel cosiddetto “sopravvitto”, il servizio relativo ai generi alimentari e di conforto acquistabili dai reclusi. La mansione gli avrebbe consentito una maggiore possibilità di movimento all’interno della struttura. Gli inquirenti ipotizzano che la fuga possa essere stata pianificata attraverso lo studio degli orari e dei cambi di turno. Sono in corso verifiche anche sull’eventuale presenza di una persona all’esterno e sulla possibile complicità di qualcuno all’interno del carcere.
D’Angelo stava scontando una condanna per spaccio di sostanze stupefacenti ed è legato a un’indagine antimafia condotta a Messina. Nelle inchieste sul narcotraffico viene indicato come futuro genero di Giuseppe Trischitta, storico esponente del clan dei Mangialupi. Secondo le risultanze investigative, la vicinanza a Trischitta avrebbe contribuito a rafforzarne il ruolo nel mercato della droga. Il clan Mangialupi, radicato nell’omonimo quartiere della zona sud di Messina, è storicamente attivo nel traffico di stupefacenti e armi.
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