RAI 1 e “L’anno che verrà”, il nuovo anno tra stanchezza e mediocrità
Il Capodanno trasmesso su Rai 1 ha rappresentato una delle espressioni più evidenti della crisi editoriale che attraversa l’intrattenimento del servizio pubblico. La serata di San Silvestro si è presentata come un prodotto stanco, privo di ambizione e costruito secondo meccanismi ripetitivi, incapace di offrire una lettura contemporanea del Paese nel momento simbolicamente più rilevante dell’anno televisivo.
La struttura dello spettacolo ha confermato una dipendenza ormai sistemica dalla nostalgia. Un cast prevedibile e una scaletta dominata da cover hanno trasformato l’evento in una sequenza di esibizioni prive di identità, dove la musica è stata ridotta a esercizio di routine e l’idea stessa di spettacolo è apparsa svuotata di senso. L’assenza di una visione artistica riconoscibile ha reso la serata un lungo susseguirsi di numeri intercambiabili, senza tensione narrativa né rischio creativo.
Il momento della mezzanotte, che dovrebbe costituire il fulcro emotivo dell’evento, ha messo in luce tutte le fragilità dell’impianto. Un palco sovraffollato, una regia confusa e l’accostamento disordinato di volti storici hanno restituito l’immagine di una televisione che celebra se stessa per inerzia, incapace di costruire un racconto sul futuro. Più che un brindisi collettivo, è sembrata una rimpatriata forzata, priva di energia e significato.
La scelta di Catanzaro come sede dell’evento non è andata oltre l’utilizzo scenografico. La città è rimasta un fondale anonimo, mai raccontato né valorizzato, con immagini che hanno evidenziato una partecipazione limitata e un coinvolgimento debole del pubblico locale.
In questo contesto, la conduzione di Marco Liorni ha mantenuto un livello di professionalità che ha finito per accentuare, per contrasto, i limiti dell’intero progetto. Il Capodanno firmato RAI ha così assunto i contorni di un evento burocratico, più attento a replicare formule esaurite che a interrogarsi sul proprio ruolo culturale e sul linguaggio di una televisione realmente pubblica.
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