Cherubino con volto della Meloni, verifiche nella basilica romana
Un affresco collocato in una cappella della Basilica di San Lorenzo in Lucina ha acceso un caso che coinvolge istituzioni religiose e amministrative. L’opera, risalente al 2000 e recentemente oggetto di un intervento di ritocco, raffigura un cherubino con tratti somatici ritenuti riconducibili alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La somiglianza del volto, unita alla presenza di una pergamena che raffigura l’Italia, ha suscitato reazioni e verifiche ufficiali.
Il cardinale vicario di Roma ha espresso irritazione per l’episodio, definendo “improprio strumentalizzare l’arte sacra”, e ha annunciato l’apertura di due indagini da parte del Vicariato di Roma e della soprintendenza competente, con l’obiettivo di accertare le responsabilità legate all’intervento sull’opera. “Verificheremo quanto accaduto e le eventuali responsabilità”, è la posizione resa nota dagli uffici del Vicariato.
Di segno diverso le dichiarazioni del sacerdote della basilica, monsignor Micheletti, che ha ridimensionato la portata della vicenda affermando: “Per me non è un problema avere un angelo col volto della premier”. Anche l’autore dell’affresco ha respinto le accuse di un riferimento intenzionale, parlando di “invenzioni” e sostenendo che circolano interpretazioni analoghe anche su altri soggetti raffigurati.
Nel dibattito è intervenuta indirettamente la stessa presidente del Consiglio, che sui social ha commentato con tono ironico la vicenda, negando la somiglianza con un angelo. Nel frattempo, l’episodio ha richiamato l’attenzione delle autorità ecclesiastiche e civili, chiamate a chiarire le modalità dell’intervento artistico e il rispetto delle norme che regolano i luoghi di culto.

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