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Sicilia: le scuole interessate dai tagli nel 2024/2025

Insegnante Scuola

Nella regione siciliana, l’attuale panorama educativo è destinato a subire importanti cambiamenti. Sette scuole saranno oggetto di fusioni nella stagione scolastica 2024/2025, secondo quanto emerso dalla conferenza regionale di ieri. La Flc Cgil Sicilia ha reso noti i dettagli dei provvedimenti previsti dal decreto milleproroghe, il quale autorizza deroghe fino al 2,5% rispetto al numero originariamente pianificato di scuole da chiudere.

La conferenza regionale, tenutasi recentemente, ha rinviato di un anno l’attuazione delle decisioni in materia di dimensionamento scolastico. Tale decisione è stata presa alla luce delle difficoltà riscontrate nella loro attuazione nelle diverse regioni. La Flc Cgil Sicilia ha espresso il proprio dissenso nei confronti di queste misure durante il tavolo di confronto con l’assessorato all’Istruzione, l’Usr e le organizzazioni sindacali.

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Per quanto riguarda la Sicilia, questa situazione comporterà la temporanea “salvataggio” di 18 autonomie scolastiche, di cui 15 istituti superiori e 3 istituti comprensivi, solo per l’anno scolastico 2024/2025. I tagli previsti per l’anno successivo saranno 23, ma questa rimane una soluzione temporanea. In dettaglio, la provincia di Palermo perderà 17 autonomie anziché 19 come annunciato inizialmente, Trapani 8, Ragusa 6, Caltanissetta 5, Agrigento 7, Catania 14, Enna 3, Siracusa 8 e Messina 7.

Tuttavia, è importante sottolineare che questa situazione sarà limitata al solo anno 2024/2025. Durante questo periodo, non saranno possibili trasferimenti o nuove assunzioni di dirigenti o direttori dei servizi nelle scuole coinvolte, che saranno gestite con reggenza e con la possibilità di esonero o semiesonero per i docenti vicari. In sostanza, si tratta di un provvedimento temporaneo che non cambia la direzione generale dei tagli previsti nel triennio.

In conclusione, questa decisione è stata oggetto di critica da parte della Flc Cgil Sicilia, la quale ritiene che rappresenti un ulteriore tentativo di ridurre i costi nel settore dell’istruzione, con possibili impatti negativi sul sistema scolastico italiano. Resta quindi il disappunto per queste misure, che vanno ad aggiungersi ad altre riforme che rischiano di indebolire l’istruzione e la scuola in linea con i principi della Costituzione.

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