Ponte sullo Stretto, controlli richiesti su appalti e formazione
Il Rapporto annuale dell’Autorità nazionale anticorruzione, presentato alla Camera dei deputati, ha offerto un quadro aggiornato sugli investimenti nelle infrastrutture pubbliche, evidenziando che l’80% delle risorse complessive, pari a 417 miliardi di euro, è destinato a opere ferroviarie e stradali. Tra queste rientra anche il progetto del Ponte sullo Stretto, con uno stanziamento di 13,5 miliardi.
L’Anac, presieduta da Giuseppe Busia, nel periodo compreso tra il 2023 e il 2025 ha formulato osservazioni critiche su diversi aspetti dell’intervento, rilievi successivamente ripresi anche dalla Corte dei conti. In particolare, l’Autorità ha segnalato che il decreto legge 35 del 2023 non prevede una nuova gara dopo l’assegnazione dei lavori al Consorzio Eurolink nel 2011, nonostante la normativa europea richieda «una nuova gara per un appalto ripristinato con un valore aumentato di oltre il 50%». Governo e società Stretto di Messina hanno tuttavia sostenuto che tale soglia non sia stata superata, attribuendo l’aumento dei costi principalmente al rincaro dei materiali registrato dopo la pandemia.
Ulteriori perplessità riguardano l’approvazione del progetto per fasi successive, che secondo Busia «non consente di avere una visione complessiva» e incide sull’incertezza dei costi, oltre alla copertura finanziaria interamente a carico dello Stato. L’Anac ha inoltre richiamato l’attenzione sui rischi connessi agli affidamenti diretti per lavori sotto i 150 mila euro, potenzialmente esposti a infiltrazioni criminali. L’esecutivo ha ribadito l’esistenza di procedure di controllo per garantire la trasparenza.
Nel dibattito è intervenuta la Fillea Cgil, con le strutture regionale e messinese, che ha richiesto «controlli rigorosi e presìdi permanenti di legalità», esprimendo preoccupazione per la gestione della formazione professionale legata ai cantieri. Il segretario regionale Giovanni Pistorio ha affermato che «la formazione non può diventare la nuova frontiera del business facile», mentre il segretario messinese Mario Mancini ha evidenziato i rischi connessi a certificazioni rilasciate senza adeguate verifiche. Il sindacato ha sollecitato controlli sugli enti formatori, sui percorsi didattici e sui rapporti con le imprese, chiedendo di evitare aree di opacità.
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