Politica

Palermo, rimpasto possibile ma senza scosse immediate

Renato Schifani

Nel governo regionale siciliano torna centrale l’ipotesi di un rimpasto, che il presidente Renato Schifani affronta senza segnali di tensione. Da Palazzo d’Orléans filtra la convinzione che il 2025, nonostante le criticità attraversate, possa segnare una fase favorevole grazie ai risultati rivendicati dall’esecutivo e alle prospettive finanziarie legate alla possibile parifica dei rendiconti da parte della Corte dei conti regionale. L’eventuale sblocco degli avanzi di bilancio consentirebbe l’utilizzo di risorse stimate in oltre due miliardi di euro, anche alla luce della mancata impugnativa statale della manovra quater dell’Ars.

In questo quadro, il rimpasto resta un tema aperto ma non prioritario. Schifani ha ribadito che «tutti i cambi di assessori, concordati con gli alleati, sono possibili», purché contribuiscano a garantire stabilità alla maggioranza. Le prime caselle da riempire sono quelle lasciate libere dalla Democrazia cristiana. Tra le ipotesi in campo prende corpo il riavvicinamento all’Udc, favorito dai contatti con Lorenzo Cesa, mentre appare marginale l’asse con Sud chiama Nord di Cateno De Luca. In questo scenario si valuta il possibile ingresso in giunta di Ignazio Abbate o il rientro di Andrea Messina, con opzioni alternative che guardano anche a Forza Italia.

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Renato Schifani

Un’altra delega è rivendicata dall’area autonomista, che richiama accordi successivi alle elezioni europee. Nonostante i rapporti non lineari tra Schifani e Raffaele Lombardo, nel Mpa-Grande Sicilia si discute già di profili maschili e femminili, tra cui Peppe Carta, Antonio Scavone, Valeria Caci e Lucia Lupo.

Nel centrodestra restano poi aperti i nodi interni a Forza Italia, dove si confrontano l’esigenza di rafforzare la componente politica e la permanenza degli assessori tecnici. La Lega, invece, non prevede modifiche alla propria delegazione, mentre in Fratelli d’Italia si valutano scenari legati a eventuali avvicendamenti che potrebbero innescare un effetto a catena tra giunta, Ars e Parlamento.


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