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Cutroni Zodda, Calabrò: «La riabilitazione non risolve le criticità»

Paolo Calabrò

L’attivazione dei primi quattro posti letto di riabilitazione all’ospedale Cutroni Zodda di Barcellona Pozzo di Gotto rappresenta un ampliamento dei servizi sanitari, ma non risolve le criticità del presidio. A evidenziarlo è Paolo Calabrò, già primario del Pronto Soccorso e consulente della sindaca Melangela Scolaro in materia sanitaria, che richiama l’attenzione sulla necessità di una programmazione complessiva.

«È un servizio in più per i cittadini, ma non vorrei che passasse un messaggio sbagliato», osserva Calabrò, precisando che la riabilitazione non incide sulle attività di emergenza-urgenza. L’iniziativa potrebbe tuttavia assumere maggiore rilevanza qualora rappresentasse il primo passo verso l’attivazione delle altre unità operative previste dalla rete ospedaliera.

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Tra le principali criticità, Calabrò indica la gestione del Pronto Soccorso, attualmente affidata, secondo quanto riferisce, a medici esterni. «Ho proposto al direttore generale una soluzione per internalizzare almeno parzialmente il servizio, ma non ho trovato grande adesione», afferma, sottolineando la necessità di interventi strutturali anziché soluzioni temporanee.

Ulteriori difficoltà riguardano la carenza di posti letto e l’assenza di protocolli organizzativi adeguatamente definiti. Per Calabrò occorre rafforzare la programmazione sanitaria e valorizzare maggiormente la medicina territoriale. Resta inoltre aperta la questione della riapertura della Pneumologia, più volte annunciata. Il principale ostacolo, secondo il medico, sarebbe rappresentato dalla disponibilità di personale infermieristico, mentre l’eventuale accorpamento con Medicina non costituirebbe una soluzione praticabile.

«L’attivazione di nuovi servizi è positiva, ma deve inserirsi in un progetto complessivo», conclude Calabrò. L’obiettivo dovrebbe essere quello di assegnare al Cutroni Zodda una funzione ben definita nella rete sanitaria provinciale, affrontando le carenze strutturali e organizzative senza alimentare aspettative difficilmente realizzabili.


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