Torino e Niscemi, due emergenze e un’unica critica allo Stato
Cipriano M.E.S.: Torino sanguina, Niscemi frana: e i “pupari” fanno passerella. Il testo firmato da Cipriano M.E.S. propone una lettura critica dell’azione dello Stato in due contesti distinti, Torino e Niscemi, mettendo a confronto la gestione dell’ordine pubblico nel capoluogo piemontese e quella dell’emergenza legata al dissesto idrogeologico nel comune siciliano. Secondo l’autore, a Torino le forze dell’ordine sarebbero state impiegate in situazioni di forte tensione senza un adeguato supporto di mezzi e strumenti, con particolare riferimento all’assenza di camionette e idranti durante gli scontri di piazza. Una condizione che, nel racconto, avrebbe esposto gli agenti a rischi elevati, trasformandoli di fatto in un presidio umano privo di sufficienti tutele operative.
Parallelamente, il testo richiama la situazione di Niscemi, dove una frana continua a generare preoccupazione tra i residenti. In questo caso, l’attenzione si concentra sulle visite istituzionali e sulle promesse di intervento, giudicate dall’autore come prevalentemente simboliche e prive di riscontri concreti sul piano operativo. La mancanza di risorse materiali, come mezzi meccanici e finanziamenti strutturali, viene indicata come elemento centrale di una gestione ritenuta inadeguata.
Il confronto tra Nord e Sud viene utilizzato per evidenziare una presunta incoerenza nell’azione dello Stato, accusato di non garantire né la sicurezza degli operatori impegnati nell’ordine pubblico né interventi efficaci a tutela dei territori colpiti dal dissesto. In questo quadro, Cipriano M.E.S. sintetizza la propria posizione affermando che “a Torino i poliziotti fanno da scudo umano perché mancano gli idranti; a Niscemi i cittadini assistono a visite istituzionali perché mancano i fatti”. Il testo si conclude ribadendo la richiesta di interventi concreti e di un utilizzo adeguato dei mezzi disponibili.
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