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Patrimonio Unesco, la Cucina Italiana tra identità e turismo

Cucina Italiana

La cucina italiana è stata riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale, con un’iscrizione che ne valorizza l’insieme delle espressioni, dalle tradizioni contadine all’alta ristorazione. Il riconoscimento arriva a conclusione di un percorso avviato nel 2023 grazie all’impegno della Fondazione “Casa Artusi”, dell’Accademia Italiana della Cucina e della rivista “La Cucina Italiana”, con il sostegno dell’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

L’iscrizione distingue l’Italia per aver visto premiata la propria cucina nella sua interezza, a differenza di precedenti riconoscimenti attribuiti a Paesi come Giappone, Corea del Nord e Francia, limitati a specifici ambiti gastronomici. Con questo risultato, salgono a nove i riconoscimenti italiani su 21 tradizioni iscritte nella lista Unesco dei patrimoni culturali immateriali in ambito agroalimentare. Tra questi figurano, oltre alla cucina italiana, l’arte dei pizzaioli napoletani, la transumanza, la costruzione dei muretti a secco, la coltivazione della vite ad alberello dello zibibbo di Pantelleria, la dieta mediterranea, la cava e cerca del tartufo, il sistema irriguo tradizionale e l’allevamento dei cavalli lipizzani.

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Il ministro del Turismo, Daniela Santanchè, ha sottolineato il peso economico del comparto dichiarando che “la nostra offerta enogastronomica è già un pilastro imprescindibile dell’industria turistica”. Secondo i dati diffusi, il settore ha generato nel 2024 un fatturato superiore ai 40 miliardi di euro, con una crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Sempre secondo il ministero, il turismo enogastronomico rappresenta una delle principali motivazioni di viaggio verso l’Italia e la prima voce di spesa dei visitatori, con un valore che nei primi quattro mesi del 2025 ha già raggiunto i 9 miliardi di euro.


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