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Ciclone Harry, WWF chiede piano climatico per le coste siciliane

Ciclone Harry Riposto

Il WWF Sicilia Nord Occidentale sollecita un cambio di approccio nella gestione delle coste siciliane dopo i danni provocati dal ciclone Harry, che nel gennaio scorso ha colpito duramente il litorale ionico. L’associazione ambientalista invita le istituzioni regionali a superare la gestione emergenziale e ad adottare misure strutturali di prevenzione, evidenziando la necessità di considerare fenomeni come la tropicalizzazione del Mediterraneo e l’innalzamento del livello del mare.

L’evento del 19 e 20 gennaio, caratterizzato da mareggiate di eccezionale intensità che hanno compromesso lungomari, infrastrutture e centri storici costieri, viene indicato come un segnale della crescente vulnerabilità del territorio. Secondo i dati ISPRA, il 94% dei comuni italiani è esposto a rischio idrogeologico, una condizione che rende urgente una pianificazione coordinata anche in Sicilia.

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Ciclone Harry Riposto

«La furia del Ciclone Harry è la prova che il dissesto idrogeologico e la cementificazione selvaggia sono una miscela esplosiva se combinati con i cambiamenti climatici», afferma il WWF, sottolineando come l’intera Isola possa essere esposta a fenomeni analoghi.

L’organizzazione propone l’elaborazione di un Piano di Adattamento Climatico per le aree costiere siciliane, in linea con il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, che rappresenterebbe il primo intervento di questo tipo in Italia. Tra gli obiettivi indicati figurano la revisione dell’utilizzo delle zone costiere sulla base di proiezioni climatiche a medio e lungo termine, il ricorso a soluzioni basate sulla natura per rafforzare la resilienza dei litorali e l’applicazione rigorosa delle norme che limitano edificazioni e strutture nelle aree più esposte.

Il WWF richiama inoltre la necessità di coinvolgere comunità locali e portatori di interesse nei processi decisionali e ribadisce che le politiche di adattamento costituiscono un obbligo derivante da normative europee e internazionali. «Dobbiamo smettere di pensare che la tecnologia e il cemento possano domare la potenza del mare», conclude l’associazione.


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