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Tumore scambiato per disfunzione erettile, risarcimento da 940mila euro

Sala Operatoria

Un risarcimento di rilevante entità è stato riconosciuto a Messina a favore di un uomo oggi 49enne, vittima di una diagnosi medica errata. La vicenda riguarda un tumore alla prostata che, per un periodo di circa due anni, sarebbe stato trattato come una semplice disfunzione erettile, con la prescrizione di Cialis, ritardando l’individuazione della reale patologia.

I primi disturbi risalgono al 2014, quando il paziente, indicato negli atti come V.M., si sottopose a una visita specialistica. Nel luglio di quell’anno fu seguito dal dottor Francesco Mastroeni, all’epoca primario del reparto di Urologia dell’ospedale Papardo. Secondo quanto ricostruito in sede giudiziaria, la sintomatologia manifestata non sarebbe stata valutata in modo adeguato, con conseguenze rilevanti sull’evoluzione clinica del quadro patologico.

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A distanza di anni, il giudice civile Paolo Petrolo ha disposto un risarcimento pari a 940 mila euro, riconoscendo la responsabilità professionale sanitaria nel caso specifico. Il provvedimento assume particolare rilievo anche sotto il profilo giuridico, poiché applica i criteri introdotti dalla recente legge “Gelli-Bianco” in materia di responsabilità medica, circostanza che, secondo quanto emerso, rappresenta uno dei primi casi di questo tipo nel contesto giudiziario messinese.

Il paziente è stato assistito nel procedimento dagli avvocati che hanno definito la gestione iniziale del caso come caratterizzata da una valutazione clinica non coerente con i sintomi riferiti. La decisione del tribunale chiude una lunga e complessa vicenda giudiziaria, avviata per accertare le responsabilità legate al ritardo diagnostico.


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