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Terzo mandato sindaci, la norma respinta con 43 voti contrari

Sindaco

La mancata approvazione del disegno di legge sul terzo mandato per i sindaci dei comuni siciliani con popolazione compresa tra 5mila e 15mila abitanti ha riacceso il confronto politico all’Assemblea regionale siciliana. Il provvedimento è stato respinto con 43 voti contrari espressi a scrutinio segreto, determinando reazioni da parte di esponenti politici e rappresentanti istituzionali.

La senatrice di Italia Viva Dafne Musolino ha interpretato il voto come un segnale politico nei confronti dell’attuale esecutivo regionale. “La sonora bocciatura del ddl che prevedeva il terzo mandato per i sindaci dei comuni siciliani con popolazione tra i cinquemila e i 15mila abitanti è la pietra tombale su questa legislatura”, ha dichiarato. Secondo la parlamentare, il risultato registrato in Aula evidenzierebbe la mancanza di una maggioranza stabile a sostegno del governo guidato da Renato Schifani. “I 43 voti contrari espressi nel segreto dell’urna non lasciano spazio ad alcuna interpretazione: il governo Schifani non possiede più i numeri sufficienti per governare la Sicilia”. Musolino ha inoltre attribuito l’esito della votazione a tensioni interne alla coalizione di centrodestra. “È ormai palese che i giochi d’aula che portano all’affossamento dei provvedimenti servano solo a ratificare i giochi di potere interni alla maggioranza”. La senatrice ha quindi invitato il presidente della Regione a trarre le conseguenze politiche della situazione: “Il Presidente si assuma le sue responsabilità di fronte al collasso della sua finta maggioranza e, per il bene della Sicilia e dei siciliani, rassegni immediatamente le dimissioni”.

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Renato Schifani Ars

Il vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana e coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, Nuccio Di Paola, ha commentato l’esito della votazione sostenendo che la maggioranza non disporrebbe più dei numeri necessari in Aula. “Come volevasi dimostrare la maggioranza del Presidente Schifani non esiste più. La bocciatura odierna è l’ennesimo disastro della destra che antepone logiche personalistiche alle reali esigenze di 5 milioni di siciliani”, ha dichiarato.

Una valutazione analoga è stata espressa dal vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito Democratico all’Ars, Mario Giambona. “L’esito della votazione di oggi all’Assemblea regionale siciliana è eclatante e certifica una frattura ormai profonda all’interno della maggioranza che sostiene il governo regionale”, ha affermato. Secondo Giambona, “la bocciatura della norma sul terzo mandato per i sindaci dei comuni fino a 15 mila abitanti dimostra chiaramente che il governo non ha più il controllo della propria maggioranza in Parlamento”. Il deputato ha inoltre sottolineato che “per la seconda volta nel giro di poche settimane un provvedimento sostenuto dal governo viene affossato dal voto segreto e dai franchi tiratori della stessa maggioranza”. Giambona ha infine sostenuto che non sussisterebbero più le condizioni politiche per proseguire l’azione di governo, invitando il presidente della Regione a prendere atto della situazione e a rassegnare le dimissioni.

Sulla stessa linea si è espresso il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars Antonio De Luca. “La bocciatura con numeri bulgari del ddl sul terzo mandato per i sindaci fino a 15 mila abitanti è l’ennesima prova che il governo Schifani non ha più, e da tempo, i numeri per governare la Sicilia”, ha dichiarato. Il deputato ha aggiunto che “43 voti per affossare il disegno di legge sono un’enormità e indicano chiaramente che la maggioranza si è ormai liquefatta”. De Luca ha quindi invitato il presidente della Regione a interrompere l’esperienza di governo: “Se il presidente ha a cuore il bene della Sicilia abbia un sussulto di orgoglio e stacchi la spina a questo esecutivo ormai in coma profondo”.

Sul piano istituzionale è intervenuta anche l’Associazione dei Comuni siciliani. Il presidente Paolo Amenta e il segretario generale Mario Emanuele Alvano hanno osservato che la mancata approvazione della norma impedisce l’allineamento della disciplina regionale sui mandati dei sindaci a quella vigente a livello nazionale. “Prendiamo atto che l’Assemblea regionale siciliana ha bocciato ancora una volta la norma che avrebbe consentito di adeguare la disciplina sui mandati dei sindaci a quella vigente a livello nazionale e alle indicazioni più volte espresse, a tutela dei diritti fondamentali, dalla Corte costituzionale”, hanno dichiarato, richiamando la sentenza n. 16 del 2026 relativa alla legge regionale della Valle d’Aosta. I vertici di Anci Sicilia hanno inoltre posto un interrogativo sull’opportunità di mantenere una disciplina speciale in materia di ordinamento degli enti locali che produca norme non allineate al quadro nazionale e alla giurisprudenza costituzionale.


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