Sicilia, nei Pronto soccorso mancano quasi quattro medici su dieci
Nei Pronto soccorso siciliani continua a pesare la carenza di personale medico. Secondo i dati aggiornati al 31 dicembre 2025 dall’assessorato regionale della Salute e analizzati da Cimo-Fesmed Sicilia, risultano in servizio 551 medici a fronte di un fabbisogno complessivo di 929 unità. La scopertura si attesta quindi al 41%, con poco meno di sei posti occupati su dieci.
Il presidente regionale del sindacato dei medici ospedalieri, Giuseppe Bonsignore, ha definito il quadro ancora critico, nonostante un lieve miglioramento rispetto agli anni immediatamente successivi all’emergenza pandemica. Attualmente la copertura regionale raggiunge il 59%, ma con forti differenze tra i vari territori.
Le aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina concentrano circa due terzi dell’organico previsto, con 414 professionisti attivi su 610 posti disponibili. In queste province il tasso di copertura raggiunge il 68%. La situazione appare invece più complessa nelle altre realtà provinciali, dove sono presenti soltanto 136 medici rispetto ai 319 previsti, con una copertura media del 43%.
Il dato più basso si registra nel Nisseno, dove risultano in servizio 11 medici su 46 necessari. Nei presidi di Niscemi e Mazzarino la copertura si ferma al 18%, mentre a Mussomeli raggiunge appena il 2%. Percentuali inferiori alla media regionale emergono anche ad Agrigento, con il 45%, a Ragusa con il 41% e a Trapani con il 49%. Siracusa si attesta al 55%, mentre Enna rappresenta il risultato migliore dell’Isola con il 72%. Tra le città metropolitane, Catania raggiunge il 65%, Messina il 66% e Palermo il 56%.
Differenze significative emergono anche tra le singole strutture ospedaliere. Nel Palermitano il Civico supera il fabbisogno previsto con una copertura del 102%, mentre il Policlinico e l’Ingrassia registrano rispettivamente l’84% e l’83%. Più contenuti i dati di Termini Imerese, al 38%, e Corleone, al 20%.
Nell’Agrigentino si passa dal 25% del San Giovanni di Dio al 94% dell’ospedale di Sciacca. Nel Trapanese, invece, si va dall’80% del presidio del capoluogo al 19% di Marsala. Bonsignore evidenzia come tali differenze incidano sull’accesso alle cure e sulle condizioni di lavoro del personale, sottolineando l’aumento dei carichi assistenziali, dello stress e del rischio di burnout. Da qui la richiesta alla Regione di introdurre misure straordinarie per rendere più attrattivi i territori maggiormente penalizzati e rafforzare la rete dell’emergenza-urgenza.
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