Cronaca

Sequestro Iacolino, la difesa chiede la restituzione delle somme

Salvatore Iacolino

La difesa di Salvatore Iacolino ha presentato un nuovo ricorso al tribunale del riesame di Palermo per ottenere la restituzione di circa 90 mila euro sequestrati nella sua abitazione. Il provvedimento, inizialmente disposto dalla Procura e successivamente qualificato dal giudice per le indagini preliminari come sequestro preventivo, ha determinato il rinvio dell’udienza già fissata al 30 marzo, ora aggiornata a giovedì.

Gli avvocati contestano l’impianto accusatorio e la legittimità delle attività di perquisizione, sostenendo che il denaro sia di origine lecita e completamente tracciabile. Nel ricorso si evidenzia come le somme non sarebbero riconducibili alle ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata contestate all’ex direttore generale della Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute.

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Secondo la ricostruzione difensiva, il denaro era custodito all’interno di una cassaforte familiare, suddiviso in buste e contenitori, e deriverebbe da risparmi maturati nel corso della carriera professionale di Iacolino, inclusi incarichi in ambito europeo. Ulteriori somme sarebbero attribuibili alla moglie, dipendente dell’Arpa, e a donazioni ricevute in occasione del matrimonio della figlia.

I legali rilevano inoltre presunte carenze nel decreto di perquisizione, ritenuto privo di indicazioni specifiche sulle ragioni dell’accesso domiciliare. Viene inoltre escluso qualsiasi rapporto elettorale con Carmelo Vetro, mentre le dichiarazioni intercettate dell’imprenditore vengono definite come “millanterie”. Iacolino continua a dichiararsi estraneo ai fatti contestati.


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