San Vito Lo Capo, nelle chat del dodicenne riferimenti suprematisti
Emergono nuovi elementi nell’inchiesta relativa al dodicenne che nei giorni scorsi ha tentato di aggredire con un coltello un insegnante all’interno di una scuola di San Vito Lo Capo. Dall’analisi delle conversazioni digitali attribuite al minore sono emersi contenuti riconducibili a ideologie suprematiste e xenofobe, oltre a riferimenti a noti autori di stragi avvenute in diversi Paesi.
In una delle chat esaminate dagli investigatori, il ragazzo avrebbe indicato come obiettivi principali alcuni compagni di scuola, identificandoli per origine etnica o religiosa. Nei messaggi compaiono inoltre richiami a Brenton Tarrant, responsabile dell’attacco del 2019 alle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda, e a Payton Gendron, autore della sparatoria avvenuta nel 2022 in un supermercato di Buffalo, negli Stati Uniti.
Secondo quanto visionato dall’Agi, sul casco utilizzato dal giovane sarebbero presenti anche riferimenti a Timofey Kulyanov e alla Columbine High School, teatro della strage del 1999 negli Stati Uniti. Kulyanov è indicato come autore dell’aggressione avvenuta nel dicembre 2025 in una scuola della regione di Mosca, dove perse la vita un bambino di dieci anni.
Le indagini hanno accertato che il dodicenne indossava una maglietta recante la scritta “Me ne frego” e che avrebbe cercato di riprendere e trasmettere l’azione con il proprio telefono cellulare, analogamente a quanto avvenuto in altri episodi citati nei suoi messaggi.
L’attività investigativa, coordinata anche dalla sezione Antiterrorismo del Ros di Palermo, è ora concentrata sull’identificazione degli interlocutori presenti nelle chat, alcune delle quali redatte in lingua inglese. Gli investigatori stanno verificando eventuali influenze esterne e il contesto ideologico che avrebbe contribuito alla radicalizzazione del minore.
Tra i contenuti analizzati figurano anche riferimenti alle teorie estremiste elaborate da Anders Behring Breivik, autore degli attentati di Oslo e Utøya del 2011. Alla vigilia dell’aggressione, il ragazzo avrebbe scritto a un conoscente: «Lo faccio per ragioni politiche», aggiungendo considerazioni sulla non imputabilità penale dei minori di 14 anni prevista dall’ordinamento italiano.
👁 Articolo letto 1.052 volte.© 2026 Riproduzione Riservata.


















