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Ponte sullo Stretto, iter avanti dopo lo stop della Corte dei conti

Ponte Corte dei Conti

Prosegue l’iter relativo al progetto definitivo del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, nonostante il diniego della Corte dei conti alla registrazione della delibera Cipess del 6 agosto 2025. Dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dalla società “Stretto di Messina” viene ribadito che «gli uffici del Mit e della “Stretto di Messina” non si sono mai fermati» e che sono state avviate nuove procedure per superare le criticità rilevate.

Tra i primi passaggi operativi figura la richiesta formale di pareri al Consiglio superiore dei lavori pubblici e all’Autorità di regolazione dei Trasporti, cui sarà trasmessa a breve la documentazione. Entrambi gli organismi dovranno esprimersi entro due mesi. La Corte dei conti aveva evidenziato l’assenza di tali valutazioni nella precedente delibera, ritenendo violati gli articoli 43 e 37 del decreto legge 201 del 2011, in particolare in relazione al Piano tariffario e al parere tecnico ormai risalente del Consiglio superiore.

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Ponte Stretto Messina

Il Ministero ha inoltre deciso di acquisire un ulteriore contributo dal Nars, organo di supporto alla Presidenza del Consiglio per l’analisi dei piani economico-finanziari delle concessioni. I pareri raccolti confluiranno in una nuova deliberazione del Cipess, chiamato ad approvare gli atti entro il 31 maggio, mentre entro il 31 luglio dovrà essere definito anche l’atto aggiuntivo alla convenzione tra Mit e società concessionaria.

Parallelamente il Governo intende dimostrare l’assenza dell’obbligo di una nuova gara internazionale, ipotesi che comporterebbe una revisione complessiva del progetto avviato dal 2023. Tra i rilievi della Corte figura anche la presunta violazione della Direttiva Habitat per l’impatto su tre siti della rete “Natura 2000”. La precedente “Relazione Iropi” è stata giudicata «inconferente» e «scarsamente motivata», inducendo il Ministero a predisporre un nuovo documento.

Contestata inoltre la mancata indizione di una nuova gara a seguito del mutamento del finanziamento dell’opera, passato dal project financing a un sostegno pubblico integrale. Il Governo e la società concessionaria ritengono tuttavia non necessaria tale procedura e puntano a dimostrare il rispetto del limite del 50% sull’aumento dei costi.


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