Ponte sullo Stretto, indagini su presunti avvicinamenti ai magistrati
Proseguono gli accertamenti della Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta relativa al progetto del Ponte sullo Stretto. Secondo gli investigatori, oltre ai presunti contatti con l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele, sarebbero stati effettuati tentativi di avvicinamento anche nei confronti di altri due magistrati contabili. Tali iniziative, secondo quanto emerge dagli atti, non avrebbero prodotto risultati. Successivamente, nell’ottobre 2025, la Corte dei conti rinviò la delibera approvata dal Cipess il 6 agosto dello stesso anno sul progetto definitivo dell’opera, negando il visto necessario alla registrazione e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Tra gli indagati figurano Tommaso Miele, l’avvocato calabrese Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina, e l’imprenditore Vincenzo Virgilio. Le contestazioni riguardano i reati di corruzione e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Tutti gli indagati respingono le accuse.
Saccomanno ha dichiarato: «Non ho nessun timore, non ho fatto assolutamente nulla», sostenendo che l’interpretazione fornita dagli investigatori sarebbe «completamente erronea». Il legale ha inoltre evidenziato l’assenza di contatti diretti con il magistrato coinvolto e ha chiesto di essere ascoltato dagli inquirenti.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Virgilio e Saccomanno avrebbero cercato di riproporre con altri magistrati un meccanismo analogo a quello contestato nei rapporti con Miele, al quale sarebbe stato prospettato un sostegno per future nomine presso l’Antitrust o altre società pubbliche dopo il pensionamento.
Nel decreto di perquisizione eseguito tra Roma, Frosinone e Reggio Calabria viene richiamata un’intercettazione del 31 ottobre 2025 nella quale Virgilio avrebbe riferito a Saccomanno informazioni ricevute da Miele sull’esito di una Camera di consiglio. Un’ulteriore conversazione, datata 2 ottobre 2025, coinvolge Saccomanno e l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, non indagato, che ha ribadito la propria totale estraneità ai fatti e di non aver ricevuto alcuna comunicazione collegata all’inchiesta.
Le verifiche degli inquirenti sono ora concentrate anche sulla posizione di Virgilio, ritenuto dall’accusa un possibile tramite tra Miele e Saccomanno, pur senza incarichi diretti nella progettazione o nella realizzazione dell’infrastruttura.
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