Omicidio Rogoredo, Cinturrino: «Ho sbagliato, chiedo scusa»
«Avrei dovuto far rispettare la legge, invece ho sbagliato. Chiedo scusa a tutti coloro che portano la divisa: ho tradito la loro fiducia». Sono le dichiarazioni attribuite a Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia originario di Alì Terme, fermato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri, avvenuto nel boschetto di Rogoredo, a Milano. Le parole sono state riferite dal difensore al termine dell’interrogatorio di convalida svoltosi nel carcere di San Vittore davanti al giudice per le indagini preliminari.
Secondo il legale, l’indagato avrebbe risposto a tutte le domande, ricostruendo l’accaduto e manifestando rammarico. La difesa sostiene che il colpo sia partito in un momento di paura, nella convinzione che il giovane potesse essere armato. «Quanto accaduto dopo è stato un errore», ha aggiunto l’avvocato, escludendo che il suo assistito abbia mai chiesto denaro o favori agli spacciatori dell’area.
Al centro dell’inchiesta vi è anche il ritrovamento di una pistola risultata finta accanto al corpo della vittima. Secondo gli investigatori, l’arma sarebbe stata recuperata successivamente dagli uffici di Polizia su richiesta dello stesso Cinturrino. La difesa afferma che il collega coinvolto fosse consapevole del contenuto dello zaino.
Un agente indagato per favoreggiamento e omissione di soccorso ha inoltre riferito presunte richieste di denaro e droga e un episodio di aggressione, circostanze respinte dalla difesa. Gli inquirenti contestano anche la prima versione dei fatti, ritenendo che Mansouri non fosse armato e che tra lo sparo e la richiesta di aiuto siano trascorsi oltre venti minuti.
Il Sindacato autonomo di Polizia ha annunciato la restituzione delle somme raccolte per le spese legali. «Abbiamo agito in buona fede», ha dichiarato il segretario generale Stefano Paoloni, spiegando la revisione della decisione alla luce degli sviluppi.
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