Niscemi, censimento post-frana: 880 edifici in zona rossa 1.606 sfollati
Il primo rilievo edilizio effettuato a Niscemi dopo la frana ha restituito un quadro articolato dell’emergenza abitativa. Secondo i dati ufficiali, sono 1.606 le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni, mentre gli edifici ricadenti nell’area interdetta risultano complessivamente 880. Di questi, 201 si trovano entro i primi 50 metri dal fronte franoso e sono destinati alla demolizione, 240 ricadono nella fascia compresa tra 50 e 100 metri e altri 439 tra i 100 e i 150 metri.
Le vicende personali degli sfollati si intrecciano con quelle di chi aveva già vissuto situazioni analoghe. Maria Galanti, già colpita dalla frana del 1997, oggi ospita nella propria abitazione il figlio con la famiglia: «Speriamo che questa frana si arresti, non si può vivere con questo timore continuo». Anche Antonio Cancelleri, tra gli ex sfollati, ricorda le difficoltà seguite agli indennizzi di allora: «Ci furono forti disparità, non tutti riuscirono a ricostruirsi una casa». La moglie Giuseppa Puzzo presidia quotidianamente piazza Vittorio Emanuele in attesa di soluzioni concrete.
Il tema della ricollocazione degli sfollati è stato al centro di una riunione della cabina di regia convocata a Palazzo d’Orléans dal presidente della Regione, Renato Schifani. L’assessorato regionale delle Infrastrutture ha comunicato la disponibilità di circa 13 milioni di euro, ripartiti tra il 2026 e il 2027, destinati a un avviso pubblico per contributi a fondo perduto finalizzati all’acquisto di nuove abitazioni.
Sulle risorse annunciate è intervenuto il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, Nuccio Di Paola, che ha definito l’importo insufficiente rispetto al numero delle famiglie coinvolte. In qualità di commissario straordinario per l’emergenza, Schifani ha inoltre chiesto al sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, una ricognizione degli alloggi sfitti e degli immobili Iacp disponibili per assegnazioni rapide.
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