Nebrodi 2, chiesti quasi 500 anni di carcere per 48 imputati
Si avvia verso la fase conclusiva il maxiprocesso “Nebrodi 2”, procedimento giudiziario che approfondisce le presunte attività della cosiddetta mafia dei pascoli, accusata di essersi appropriata di ingenti finanziamenti comunitari e contributi erogati dall’Agea destinati al settore agricolo. L’inchiesta rappresenta il seguito dell’operazione “Nebrodi 1”, avviata nel 2020 e già definita in via definitiva dalla Corte di Cassazione.
Nel corso dell’udienza celebrata davanti al Tribunale di Patti, presieduto dalla giudice Monica Marino, i sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Messina, Francesco Massara e Marco Accolla, hanno concluso la requisitoria depositando una dettagliata memoria e formulando le richieste di pena nei confronti di 58 imputati tra persone fisiche e società agricole.
L’accusa ha chiesto condanne per 48 imputati, per un ammontare complessivo vicino ai 500 anni di reclusione. Contestualmente sono state richieste cinque assoluzioni e sanzioni amministrative nei confronti delle aziende coinvolte. Tra le richieste più elevate figurano quelle nei confronti di Sebastiano Bontempo Scavo detto “Piricoco” e Sebastiano Bontempo Scavo detto “Spacchiusu”, per i quali sono stati sollecitati 25 anni di carcere, mentre per Salvatore Bontempo Scavo detto “Avvocato” sono stati richiesti 23 anni e per Carmelo Bontempo Scavo detto “Pittinissa” 22 anni.
Nel procedimento si sono costituiti parte civile numerosi imprenditori agricoli e allevatori che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero subito nel tempo condizionamenti e pressioni. Presenti inoltre diverse istituzioni e associazioni, tra cui la Regione Siciliana, Addiopizzo Messina, il Centro Studi “Pio La Torre”, la Rete per la Legalità di Messina, Barcellona e della Sicilia, oltre al Comune di Montalbano.
Da lunedì inizieranno le arringhe difensive, programmate fino al 13 luglio. La sentenza di primo grado è attesa il 14 luglio, quando il collegio giudicante dovrebbe riunirsi in camera di consiglio.
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