Cronaca

Muore bimbo di tre anni all’ospedale di Taormina, 15 indagati

Sala Operatoria

La Procura di Messina ha avviato accertamenti sulla morte di un bambino di tre anni, deceduto il 17 febbraio scorso dopo una lunga degenza nel reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale San Vincenzo di Taormina. Il piccolo, ricoverato da circa dieci mesi a seguito di un intervento chirurgico al cuore, era affetto da una grave patologia cardiaca. L’indagine è stata avviata dopo la presentazione di un esposto da parte della famiglia.

Nel registro degli indagati sono stati inseriti, con diverse ipotesi di responsabilità, oltre quindici operatori sanitari che hanno seguito il percorso clinico del minore durante il periodo di ricovero. Nei prossimi giorni sarà conferito l’incarico per l’autopsia, che dovrà chiarire le cause del decesso e stabilire se l’esito sia riconducibile esclusivamente alla gravità della patologia e alle complicazioni insorte oppure se possano emergere eventuali responsabilità connesse alle cure e alle procedure adottate.

CanaleSicilia

Secondo quanto riferito dal legale dei genitori, il bambino era stato portato il primo aprile 2025 in un ospedale di Catania in condizioni critiche. “Il bimbo – ha dichiarato l’avvocato – presentava uno scompenso cardiorespiratorio e una cardiopatia congenita con insufficienza mitralica, cui si era aggiunta una miocardite”. Dopo una prima valutazione clinica, il minore era stato trasferito d’urgenza a Taormina, dove era stato sottoposto a un intervento chirurgico il giorno successivo, iniziando un lungo periodo di ricovero conclusosi con il decesso. L’inchiesta punta a ricostruire l’intero iter diagnostico e terapeutico, esaminando le scelte mediche e l’assistenza prestata durante la degenza.

Cardiologia Taormina - Ospedale San Vincenzo

In merito alla vicenda, il reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale San Vincenzo ha diffuso una nota precisando che il bambino era giunto nei reparti intensivi del Centro di Cardiochirurgia Pediatrica del Mediterraneo in condizioni estremamente gravi, con un quadro di disfunzione del muscolo cardiaco associato a insufficienza della valvola mitrale. La struttura ha evidenziato “che la complessità del trattamento del piccolo sia stata supportata dal continuo confronto con i massimi esperti italiani della terapia dello scompenso cardiaco, dell’assistenza meccanica al circolo e della diagnostica istologica delle alterazioni del miocardio”.

Secondo quanto comunicato, nel corso dei mesi i consulenti nominati dalla famiglia avrebbero avuto pieno accesso alla documentazione clinica e alle strategie terapeutiche adottate. In relazione all’ipotesi di trapianto cardiaco, la struttura ha riferito che la strategia era stata condivisa con tre dei sei centri italiani autorizzati – l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, l’Ospedale Sant’Orsola di Bologna e l’Università di Padova – che avrebbero ritenuto non praticabile tale opzione. La nota conclude affermando che l’esito negativo, dopo un anno di tentativi terapeutici, ha lasciato i sanitari “profondamente addolorati ma sereni sulle strategie di assistenza adottata”, esprimendo fiducia nell’operato dell’autorità giudiziaria.


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