Morti sospette al Papardo, la perizia esclude responsabilità ai medici
A quasi un anno e mezzo dal sequestro delle sale operatorie di Cardiochirurgia dell’ospedale Papardo di Messina, disposto dalla Procura e dai Carabinieri del Nas nell’ambito dell’inchiesta sulle morti sospette, una consulenza medico-legale esclude responsabilità sanitarie e organizzative nel primo dei decessi finiti sotto esame. Le aree furono dissequestrate nel gennaio 2025, mentre il procedimento resta aperto con undici indagati tra medici e dirigenti.
La perizia, affidata dalla pm Alice Parialò, riguarda la morte di Gaetano Tommaso Bombaci, 66 anni, deceduto il 24 settembre 2024 per sepsi a breve distanza dall’intervento chirurgico. Secondo i consulenti, non emergono profili di responsabilità a carico dei sanitari né dell’azienda ospedaliera. «La tipologia temporale, la sintomatologia, i dati clinici e di laboratorio e l’assenza di documentati focolai infettivi a distanza depongono per una infezione acquisita in ambito operatorio e/o perioperatorio», si legge nella relazione.
Il documento, di circa cento pagine, è firmato dalla professoressa Daniela Sapienza, dal professor Gianluca Di Bella e dal dottor Placido Mondello. In merito alla condotta clinica, i periti affermano che l’intervento e la gestione post-operatoria sono risultati coerenti con linee guida e raccomandazioni, senza comportamenti censurabili, anche in considerazione del quadro clinico complesso del paziente.
Quanto agli aspetti organizzativi, la consulenza evidenzia che, pur essendo censurabile in astratto il mancato controllo delle infezioni correlate all’assistenza, dagli atti emerge il rispetto della normativa vigente da parte dell’Azienda ospedaliera Papardo. I sopralluoghi e i campionamenti effettuati nell’ottobre 2024 hanno rilevato criticità non ritenute causalmente determinanti: «I microrganismi rilevati non risultano compatibili con l’infezione da Klebsiella identificata nel Bombaci».
I consulenti concludono escludendo un nesso causale tra le condotte riscontrate e il decesso, rilevando inoltre che i report successivi hanno confermato la correttezza dei metodi di sanificazione adottati. L’indagine prosegue per altri casi; una separata consulenza sulle valvole impiantate ha già escluso difetti dei dispositivi.
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