Home Attualità Messina Gazzi – “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”. Fedor Dostoevskij

Messina Gazzi – “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”. Fedor Dostoevskij

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Condizioni igieniche pessime, sanitari rotti, niente acqua, esseri umani costretti a vivere come bestie, è il carcere in stile Auschwitz di Messina Gazzi.

Uno dei più crudeli e pericolosi d’Italia. La struttura è lurida e presenta un sovraffollamento molto importante che rende le condizioni detentive disumane, secondo i parametri della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

CarceriDall’esterno il carcere sembra addirittura ben curato ma se ci metti piede non ne esci più la stessa persona. Fino a maggio 2012 era ancora disponibile il reparto la “Sosta” adibito alla detenzione transitoria dei nuovi arrivati in attesa di sistemazione, ma il sovraffollamento lo aveva reso a tutti gli effetti un reparto detentivo. Per le condizioni da lager in cui versava nel 2010 è stato chiuso anche il reparto ‘cellulare’ per la media sicurezza.

Secondo Salvatore Ferraro (‘la pena visibile’ ed. Rubettino, 2013) un carcere invisibile non può essere giudicato dalla società e sebbene questo luogo di perdizione non sia così distante dal centro città la comunità ha di fatto chiuso gli occhi e catalogato il carcere di Gazzi come una discarica sociale escludendo l’idea della riabilitazione del detenuto.

‘Gli esseri umani a Gazzi trascorrono 21 ore al giorno in gabbie con spazi inferiori ai due metri quadrati e sono costretti ad arrampicarsi come le scimmie perchè i letti a castello sono a volte anche di quattro piani- denuncia la radicale Rita Bernardini- se questi non sono trattamenti disumani e degradanti.’

Il detenuto a Gazzi passa così da aguzzino di efferati crimini a vittima della tortura di Stato. Le ragioni della detenzione sono irrilevanti, le condizioni sono pessime e lo sono per tutti, dal mafioso  al ladro di polli. Tale circostanza fa sì che la delinquenza non cessi ma si raggruppi.

Sovente il detenuto è ancora in attesa di giudizio e in molti casi, secondo statistiche, risulterà innocente, perciò nel periodo di prigionia sviluppa la percezione di sè come vittima del sistema e rafforza l’immagine di uno Stato ingiusto. Insomma la pena non è mai equiparata al reato commesso.

Poi ci sono gli immigrati costretti a vendersi alle mafie per una maglia di lana o un paio di scarpe con la suola.

La sezione femminile è distribuita su 3 piani. Le docce sono in comune, l’acqua calda nelle celle non è disponibile.

Il reparto Camerotti è il più ‘agibile’ data la recente ristrutturazione, contiene circa 200 detenuti nonostante l’intero carcere abbia a disposizione 173 posti, per i primi due piani lo spazio a disposizione per ogni singolo detenuto si attesta poco sopra i 3 metri quadri  (limite sotto il quale la Corte europea dei diritti dell’uomo parla di tortura). Molti i detenuti il cui spazio a testa è addirittura inferiore ai 2 mq e parecchie le celle in cui si fa a turno per stare in piedi.

Il fiore all’occhiello è il reparto clinico, in realtà un altro reparto detentivo. Fatte salve le ore d’aria e le eventuali attività lavorative o formative, i detenuti passano moltissime ore chiusi in gabbia.

I passeggi sono privi di copertura e consistono in una distesa di cemento nemmeno troppo ampia costantemente assolata.

Per il resto, la struttura soffre della mancanza di spazi. 4 le sale per i colloqui. Non ci sono spazi in cui i parenti dei detenuti possano attendere il momento del colloquio. Ciò fa sì che questi aspettino fuori per molte ore indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. I volontari hanno allestito all’esterno del carcere un camper per dare riparo climatico ai familiari. Le ore di attesa sono lunghe ed estenuanti, a causa del problema del sottorganico che affligge questa come le altre strutture italiane. Una sola cucina per 350 detenuti nonostante la legge ne imponga una ogni 200.

Solo il 14% dei detenuti attualmente lavora, a causa dell’alta disoccupazione aumenta il rischio di recidiva e diminuisce la possibilità di riabilitazione.

Visitare Gazzi provoca la nausea, non ci dormi la notte, ti vengono gli incubi, la paura di poterci entrare da detenuto ti blocca lo stomaco.

Chi c’è stato racconta che se l’inferno ha un volto, quello è il volto de ‘la sosta’. Chi ci vive  perde la speranza, non c’è possibilità di redenzione a Gazzi. Solo tanta puzza e la strada per la vendetta, ma tanto non te ne fregherà niente nemmeno stavolta!

Margherita M

Messina Gazzi – “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”. Fedor Dostoevskij ultima modifica: 2013-06-21T13:32:08+02:00 da CanaleSicilia