Messina, custodia cautelare per tre indagati per tentata estorsione
Nella mattinata odierna i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Messina hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal G.I.P. del Tribunale di Messina, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Il provvedimento riguarda tre soggetti, un uomo di 39 anni e uno di 38 anni, entrambi già detenuti rispettivamente nelle case circondariali di Palermo e Agrigento, e un 24enne sottoposto agli arresti domiciliari. Le accuse contestate sono tentata estorsione e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, con le aggravanti del metodo mafioso e dell’impiego di un minore.
I fatti risalgono all’1 dicembre scorso e si sarebbero verificati nel territorio comunale di Messina. Secondo quanto ricostruito, sarebbe stata avanzata una richiesta di denaro nei confronti di un’impresa edile con sede a Catania impegnata in interventi di riqualificazione urbana e nella realizzazione di alloggi di edilizia popolare nell’area di Fondo Fucile. La somma inizialmente pretesa, pari a 250 mila euro, sarebbe stata successivamente ridotta a 100 mila euro.
Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e avviate a seguito del tempestivo intervento del Comando provinciale dei Carabinieri di Messina, hanno consentito di delineare un quadro indiziario ritenuto rilevante. L’azione estorsiva non si sarebbe concretizzata grazie alla pronta denuncia presentata dal titolare dell’impresa.
La richiesta di denaro sarebbe stata formulata in due distinti momenti. In un primo frangente si sarebbe presentato il 24enne e, successivamente, un minorenne. I due avrebbero contattato il responsabile del cantiere avviando videochiamate con i due indagati detenuti, che avrebbero partecipato all’azione nonostante la restrizione carceraria.
L’aggravante del metodo mafioso è stata riconosciuta dal giudice sulla base del richiamo all’appartenenza alla criminalità organizzata messinese e delle modalità della minaccia, che avrebbe incluso il riferimento all’uso di ordigni esplosivi per colpire il cantiere. Tali elementi risultano rafforzati dai precedenti giudiziari dei due detenuti per fatti analoghi.
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