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Medici esterni, resta aperto il nodo della rete ospedaliera tirrenica

Ospedale Cutroni Zodda - Pronto Soccorso

L’affidamento del servizio di assistenza medica specialistica, tramite un appalto da 8,1 milioni di euro, consentirà all’Asp di Messina di assicurare la copertura dei turni nei Pronto soccorso e nei reparti maggiormente interessati dalla carenza di personale. La misura viene considerata una risposta immediata all’emergenza organizzativa, mentre resta aperto il confronto sul futuro della rete ospedaliera dell’area tirrenica e sul coordinamento tra gli ospedali “Fogliani” di Milazzo e “Cutroni Zodda” di Barcellona Pozzo di Gotto.

La programmazione sanitaria regionale attribuisce ai due presidi ruoli complementari e prevede l’attivazione di diverse Unità operative che, a oggi, non risultano ancora pienamente avviate. Permangono inoltre situazioni ritenute anomale, come la presenza del reparto di Ortopedia al “Cutroni Zodda”, dove però i casi di traumatologia vengono indirizzati prevalentemente al “Fogliani”.

CanaleSicilia

Sulla questione sono intervenuti Paolo Calabrò, esperto per la Sanità della sindaca di Barcellona Pozzo di Gotto, e Attilio Andriolo, responsabile di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. «La rete ospedaliera prevede per gli ospedali di Barcellona e Milazzo l’attivazione di Unità operative rimaste finora sulla carta. Chiediamo al management aziendale quale sarà il destino delle due strutture, a prescindere dall’affidamento dei servizi alle cooperative private», hanno dichiarato.

Secondo Calabrò e Andriolo, «la vera sfida è rendere finalmente operativo un sistema integrato tra i due ospedali, con funzioni chiare e complementari», evidenziando inoltre che le difficoltà nel reperimento dei medici non sono riconducibili esclusivamente alla disponibilità di specialisti.

Sull’appalto è intervenuta anche la Fp Cgil Messina. Il segretario generale Antonino Trino ha definito il ricorso alle cooperative «l’ennesimo tassello di un processo di progressiva privatizzazione del sistema sanitario», sostenendo che «una politica realmente orientata alla tutela della sanità pubblica avrebbe investito nel personale e nell’aumento delle dotazioni organiche, mentre si è preferito percorrere la strada delle esternalizzazioni».


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