Lorefice allo Zen: “Chi spara a Palermo è un balordo codardo”
L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, è intervenuto con parole nette durante la messa dell’Epifania celebrata nella parrocchia di San Filippo Neri, nel quartiere Zen di Palermo, gremita di fedeli. Nel corso dell’omelia ha condannato in modo esplicito le sparatorie e la violenza armata che interessano diverse aree della città, dallo Zen a Monreale, dall’Albergheria all’Olivella, fino a Borgo Nuovo e Borgo Vecchio.
“Chi spara è un balordo codardo”, ha affermato l’arcivescovo, descrivendo gli autori delle azioni criminali come persone che “si vogliono mettere in mostra per guadagnare visibilità e incutere timore”, facendo leva sulle armi e sul denaro proveniente da traffici illeciti. Lorefice ha rivolto un invito diretto alla conversione e al cambiamento di vita, sottolineando che, in caso contrario, si rimane “perdenti” e “fuggiaschi”, costretti a vivere nell’ombra.
Nel suo intervento ha richiamato anche il ruolo dello Stato e delle istituzioni, ricordando che “solo il Dio che si è fatto Bambino dalla parte dei bambini è l’Onnipotente” e che l’energia delle istituzioni ha già portato all’isolamento di figure criminali un tempo ritenute di riferimento. La presenza alla celebrazione, ha precisato, non doveva essere intesa come una “passerella”, ma come un’assunzione di responsabilità collettiva, sia sul piano religioso sia su quello civile.
L’arcivescovo ha poi ampliato la riflessione alle responsabilità diffuse che, a suo giudizio, favoriscono il degrado e la violenza. “Allo Zen si spara anche perché tutti abbiamo responsabilità”, ha detto, indicando come cause l’abbandono della partecipazione democratica, la scarsa affluenza alle urne e politiche che hanno prodotto quartieri-ghetto. Secondo Lorefice, si tratta dell’esito di scelte che concentrano poteri e privilegi, non partono dai più poveri e, in alcuni casi, risultano conniventi con la criminalità organizzata.
Infine ha denunciato una politica che, a suo dire, “frequenta le periferie solo in tempo di elezioni” e ha richiamato l’esempio dell’area adiacente alla chiesa di San Filippo Neri, definita “l’aborto di una piazza”, trasformata nel tempo in uno spazio di degrado e illegalità.
👁 Articolo letto 647 volte.© 2026 Riproduzione Riservata.


















