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Lipari, paziente 76enne in barella per tre giorni prima del volo in elisoccorso

Pronto Soccorso

Un uomo di 76 anni, affetto da diabete e da altre patologie pregresse, è rimasto per circa tre giorni su una barella del Pronto soccorso dell’ospedale di Lipari dopo aver riportato una frattura vertebrale a seguito di una caduta. La vicenda è stata resa nota dalla figlia del paziente attraverso una lettera indirizzata ai vertici dell’Asp di Messina e alla direzione sanitaria del presidio ospedaliero eoliano.

L’episodio risale a sabato sera, quando l’anziano sarebbe precipitato da un’altezza di circa due metri. Dopo l’arrivo al Pronto soccorso di Lipari, gli esami diagnostici, tra cui Tac e radiografie, hanno accertato la presenza di una lesione vertebrale. I medici hanno quindi avviato le procedure per il trasferimento verso una struttura dotata di Neurochirurgia, specializzazione non disponibile nell’arcipelago.

CanaleSicilia

Secondo quanto riferito dai familiari, il primo tentativo di trasferimento verso l’ospedale Papardo di Messina non sarebbe andato a buon fine per la mancanza di posti disponibili. Una situazione analoga si sarebbe verificata anche presso il Policlinico del capoluogo peloritano. In assenza di una collocazione alternativa, il paziente è rimasto ricoverato nell’area di emergenza del presidio di Lipari.

La famiglia racconta di aver affrontato giorni caratterizzati da attese, comunicazioni frammentarie e continui rinvii, senza indicazioni certe sui tempi necessari per il trasferimento. In tale contesto, i parenti avrebbero anche valutato di rivolgersi alle forze dell’ordine per ottenere chiarimenti sulla gestione del caso.

La situazione si è risolta martedì 16 giugno, quando un medico dell’ospedale di Lipari ha individuato una disponibilità presso l’ospedale Cannizzaro di Catania. Il trasferimento è stato effettuato mediante elisoccorso.

Nella lettera, la figlia del paziente ha ringraziato il personale sanitario di Lipari per l’assistenza ricevuta, criticando però il percorso organizzativo seguito. «Comprendiamo le difficoltà legate all’assenza di posti letto e alle emergenze sanitarie. Ciò che contestiamo è il continuo rinvio delle decisioni. Per tre giorni abbiamo avuto l’impressione che nostro padre fosse considerato un problema da gestire piuttosto che un paziente da assistere».


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