Licenziamenti alla Sifi nel catanese, Codacons e Italia Viva intervengono
Si intensifica il confronto sulla procedura di riduzione del personale avviata dalla società farmaceutica Sifi, con stabilimento ad Aci Sant’Antonio, nel Catanese. Il piano riguarda complessivamente 52 dipendenti e prevede 48 esuberi, mentre il tavolo tra azienda e parti sociali è stato aggiornato alle giornate del 5 e 6 marzo.
Il Codacons è intervenuto sulla vicenda dopo le segnalazioni di alcuni lavoratori e familiari, che hanno chiesto un’azione a tutela dei livelli occupazionali e dell’equilibrio economico del territorio. L’associazione sollecita l’apertura di un tavolo istituzionale con la Regione Siciliana e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per valutare soluzioni alternative ai licenziamenti e verificare la sostenibilità del piano industriale. “Non siamo di fronte a una semplice riorganizzazione aziendale – afferma Francesco Tanasi, giurista e segretario nazionale Codacons – ma a una situazione che rischia di produrre conseguenze concrete su decine di famiglie”. Il Codacons chiede inoltre una verifica su eventuali finanziamenti pubblici ricevuti dalla società negli ultimi dieci anni, inclusi quelli legati all’emergenza Covid-19, anche tramite Cassa Depositi e Prestiti.
Sulla vertenza interviene anche Carmelo Finocchiaro, dirigente del coordinamento provinciale di Italia Viva Catania, che esprime “vicinanza e solidarietà ai lavoratori dello stabilimento etneo della Sifi per i quali è stata avviata la procedura di licenziamento collettivo”. Finocchiaro annuncia un’interpellanza parlamentare urgente e sottolinea la contrarietà del movimento alla proposta del nuovo gruppo imprenditoriale, che avrebbe ridotto a 46 il numero dei licenziamenti.
“Non vorremmo che vi fosse un progetto di smantellamento dello stabilimento da parte della proprietà spagnola – dichiara – con il rischio di trasferire progressivamente la produzione altrove”. Insieme al presidente provinciale Giusy Infantino, Italia Viva Catania ribadisce la necessità di “fermare questa deindustrializzazione” e di tutelare un’eccellenza produttiva del territorio.
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