Lavoro al nipote di Amata e fondi, chiesta la condanna per Cannariato
La Procura ha sollecitato una condanna a due anni e sei mesi nei confronti dell’imprenditrice Marcella Cannariato, già coniuge dell’imprenditore Tommaso Dragotto, nell’ambito di un procedimento per corruzione che coinvolge anche l’assessore regionale al Turismo Elvira Amata. Secondo l’impostazione accusatoria, tra le due si sarebbe concretizzato uno scambio illecito: l’inserimento lavorativo del nipote dell’assessore presso una società riconducibile a Cannariato, la A&C Broker srl, in cambio dell’assegnazione di un contributo regionale di 30 mila euro alla Fondazione Marisa Bellisario, rappresentata in Sicilia dalla stessa imprenditrice, per l’organizzazione dell’evento “Donna, Economia e Potere”.
Cannariato ha scelto il rito abbreviato, mentre Amata ha optato per il procedimento ordinario. L’udienza preliminare relativa alla posizione dell’assessore è stata rinviata al 14 aprile per impedimento, con decisione attesa il 20 aprile davanti al giudice Walter Turturici.
Nel corso della requisitoria, i pubblici ministeri Felice De Benedittis e Andrea Fusco hanno richiamato le intercettazioni acquisite, ritenute indicative di un rapporto di reciprocità. In una conversazione, l’imprenditrice avrebbe affermato: «Il nipote dell’assessore ha iniziato oggi a lavorare nel mio ufficio, quindi tu vuoi che non mi approvino una cosa del genere?». In un altro passaggio avrebbe aggiunto: «Non è che mi devo sparare per tenere suo nipote, è già tanto che guadagna 1.500 euro al mese».
Secondo gli inquirenti, il giovane avrebbe beneficiato anche di un alloggio a Palermo tra settembre 2023 e marzo 2024, per un valore superiore a 4.500 euro. Amata, durante l’interrogatorio di garanzia, ha confermato di aver chiesto un aiuto, escludendo tuttavia qualsiasi contropartita legata a fondi pubblici.
La difesa dell’imprenditrice contesta l’impianto accusatorio, sostenendo l’assenza di collegamenti tra l’assunzione e il finanziamento, definendo i contatti «uno sfogo umano tra amiche» e non un accordo illecito.
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