Home Attualità L’allarme dei bancari – “Pochi dispositivi di protezione e un grave ritardo nell’attuazione dello smart working”

L’allarme dei bancari – “Pochi dispositivi di protezione e un grave ritardo nell’attuazione dello smart working”

431

Bancari«Aziende irresponsabili che mettono a repentaglio la tutela della vita e della salute pubblica che deve essere in questa emergenza il primo obiettivo di tutti»

Pochi dispositivi di protezione per i colleghi e un grave ritardo nell’attuazione dello smart working per tutti i ruoli commerciali: è questa la denuncia del Segretario Territoriale della First Cisl di Messina Antonio Spignolo, tenuti anche in questo periodo di emergenza sanitaria a svolgere il loro lavoro per garantire i servizi essenziali alla cittadinanza e alle imprese.

È proprio questa deriva che intendiamo evitare proponendo per l’ennesima volta di chiuderle per almeno due settimane.

Lo hanno chiesto le segreterie nazionali all’Abi, prima, e al Presidente del Consiglio, poi, lo abbiamo chiesto unitariamente come Segreterie Territoriali di Messina First Cisl, Fabi, Fisac Cgil, Uilca e Unisim al Prefetto di Messina, ma non siamo stati ascoltati.

Il no di chiudere gli sportelli su tutto il territorio nazionale per 15 giorni la riteniamo irresponsabile.

Eppure continuiamo a ritenere questa proposta fondamentale per garantire le misure di sicurezza necessarie a tutelare la salute dei lavoratori e ad impedire la diffusione del contagio.

Grazie alle tecnologie digitali e all’utilizzo delle carte bancomat, i servizi effettivamente indispensabili sarebbero comunque assicurati che garantirebbero il funzionamento degli Atm e i servizi indifferibili a persone impossibilitate ad operare con il bancomat, attraverso aperture temporanee e straordinarie, utilizzando il personale strettamente necessario.

“Riteniamo che la frequentazione degli sportelli, da parte della clientela, rappresenti un rischio reale di diffusione del contagio, in questa situazione è dunque necessario pretendere l’applicazione dei dispositivi di sicurezza previsti dai decreti governativi e dal protocollo congiunto ABI – Sindacati di categoria.

Denunciamo che dall’inizio dell’emergenza in molte filiali della nostra città e della provincia Messinese non sono ancora pervenuti gli strumenti utili a difendere dal contagio le lavoratrici e i lavoratori, con grave rischio per la nostra salute e quella delle nostre famiglie.

Lo stesso vale per le misure di pulizia straordinarie e di sanificazione per le quali non si sono messe in atto prassi adeguate a questa drammatica circostanza”.

“D’altro canto alcune banche stanno ampliando la possibilità del ‘lavoro agile’, fino a modificare vista la gravissima evoluzione l’organizzazione del lavoro per garantire la continuità operativa.

Anche nella rete si sono modificati orari e turni, ma esiste una parte di colleghi che è costretta a continuare a lavorare a contatto con il pubblico, correndo rischi altissimi.

Questa parte di colleghi ha bisogno oggi di essere maggiormente tutelata.

In tutti i casi denunceremo agli organi competenti i ritardi e la pressapochezza nella distribuzione dei presidi di sicurezza.

La salute di chi oggi va a lavorare è l’unico interesse che conta.

Se non fossimo all’interno di una crisi gravissima che rischia di sfociare in un dramma, per i costi umani nell’immediato, e per quelli sociali in futuro, verrebbe da dare un consiglio ai banchieri:

“è necessario che il management delle banche assuma comportamenti uniformi ed adeguati, ispirati alla legge e non alla libera iniziativa, spesso ancorata a modelli commerciali fuori luogo in questo particolare momento emergenziale”, perché in questo frangente stanno venendo fuori davvero gli aspetti migliori e quelli peggiori dei gruppi dirigenziali delle varie banche.

Abbiamo visto nelle scorse settimane colleghi e colleghe di Filiali e piccole Agenzie che, con coraggio personale e tanto buon senso, hanno interpretato al meglio le direttive, anteponendo la salute di colleghi e cittadini a qualsiasi altra cosa, andando addirittura a gestire in prima persona gli accessi alle filiali.

E abbiamo visto altri capi e capetti, rintanati nei loro uffici dirigenziali, provare a “farsi belli”, esortando i colleghi a convocare i clienti in banca per sottoscrivere prodotti.

Ai primi va tutto il nostro plauso e la nostra riconoscenza.  

Ai secondi, un semplicissimo vergognatevi!

Questi comportamenti non saranno più tollerati e li denunceremo pubblicamente, non possiamo accettare che la salute pubblica venga subordinata agli interessi personali o di qualche Istituto bancario.

Come ci ricorda fra l’altro il Segretario Generale della First Cisl Riccardo Colombani: anche nel nuovo provvedimento anticoronavirus tra i servizi garantiti figurano quelli bancari, assicurativi e finanziari.

Negli ultimi due casi si tratta di un’evidente assurdità, cui va posto rimedio nel più breve tempo possibile.

Ma anche riguardo alle banche la confusione regna sovrana.

Quel che il governo mostra di non comprendere, così come l’Abi, è che garantire i servizi bancari non significa automaticamente tenere le banche aperte.

In realtà la legge 146 del 1990, su cui l’esecutivo fonda le sue decisioni, restringe molto la nozione di “servizio pubblico essenziale” in riferimento agli istituti di credito, limitandola al solo pagamento di stipendi e pensioni.

E ciò perché stipendi e pensioni sono necessari “al soddisfacimento delle necessità della vita attinenti a diritti della persona costituzionalmente garantiti”.

Persona, diritti, Costituzione: questa è la bussola.

È evidente che esiste una gerarchia di valori e che al vertice di questa gerarchia c’è la persona umana con i suoi diritti, diritti riconosciuti dalla Carta fondamentale.

Ora c’è da chiedersi: quale diritto è più importante del diritto alla vita?

Perché è di questo che si tratta.

Oggi in tutto il Paese le banche riaprono.

E forse torneremo a vedere le code che abbiamo visto nei giorni scorsi davanti alle filiali.

È giusto sensibilizzare la clientela, come abbiamo fatto anche noi, a recarsi in banca solo per compiere poche, urgenti e indispensabili operazioni che non possono essere svolte né attraverso l’internet banking né via telefono.

È giusto, ma non possiamo nasconderci che qui si palesa un cortocircuito comunicativo.

Così è avvenuto finora per le banche e così temiamo che continuerà ad accadere, nonostante tutti gli appelli alla cautela e alla responsabilità.  

Da parte sua il governo non può pensare di lasciare le banche libere di autoregolamentarsi, senza discernere tra i servizi indispensabili, che possono essere sostanzialmente garantiti a distanza, e quelli che non lo sono.

L’esecutivo avrebbe già dovuto, vista la diffusione del contagio, procedere senza indugi.

Deve prevalere la responsabilità!

Il tempo non scorre senza conseguenze, mai, e chi ha la responsabilità di guidare il paese e il settore bancario dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro.

La tutela della vita e della salute pubblica deve essere in questa emergenza il primo obiettivo di tutti.

Antonio Spignolo – Segretario Territoriale First Cisl Messina 

L’allarme dei bancari – “Pochi dispositivi di protezione e un grave ritardo nell’attuazione dello smart working” ultima modifica: 2020-03-25T16:12:22+01:00 da CanaleSicilia