Indagine Palermo, sequestro di chat e mail nell’inchiesta su Totò Cuffaro
Nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura di Palermo, che coinvolge tra gli altri l’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro, è stato notificato un decreto di sequestro probatorio contestualmente all’avviso di conclusione delle indagini. Si tratta di un atto di natura tecnico-procedurale disposto dai pubblici ministeri Claudio Camilleri e Andrea Zoppi.
Il provvedimento si inserisce in un’attività investigativa avviata il 3 novembre 2025, data in cui l’ufficio requirente aveva richiesto misure cautelari. In quella circostanza fu eseguito un decreto di perquisizione che ha riguardato, tra gli altri, lo stesso Cuffaro, Ferdinando Aiello, Roberto Colleti, Marco Dammone, Antonio Iacono, Mauro Marchese, Sergio Mazzola e Vito Raso. Le operazioni hanno interessato dispositivi elettronici quali telefoni cellulari, tablet e computer, sottoposti a sequestro per l’acquisizione dei dati contenuti.
Nel corso delle attività, Saverio Romano era stato escluso dal provvedimento per le tutele previste per i parlamentari. Tuttavia, secondo quanto riferito dai carabinieri del Ros, “per ragioni tecniche era impossibile procedere a un’acquisizione selettiva dei contenuti escludendo il parlamentare”, circostanza che aveva determinato il sequestro integrale dei dispositivi.
Successivamente, il 10 marzo, la Camera dei deputati ha respinto la richiesta di autorizzazione al sequestro della corrispondenza informatica del deputato di Noi Moderati. Alla luce di tale decisione, i magistrati hanno emesso un nuovo decreto che dispone il sequestro di chat, email e messaggi degli indagati, “con espressa esclusione di qualsiasi comunicazione intrattenuta con il parlamentare Saverio Romano”. L’atto è stato notificato poco prima della chiusura formale delle indagini.
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