Inchiesta Ponte, riflettori sull’incarico affidato a Tommaso Miele
L’attenzione sul progetto del Ponte sullo Stretto continua a concentrarsi attorno alla Corte dei conti, tra sviluppi giudiziari, incarichi professionali e contrasti istituzionali. La Procura di Roma sta proseguendo gli accertamenti relativi ai presunti condizionamenti che sarebbero avvenuti nell’autunno del 2025, durante l’esame della delibera Cipess del 6 agosto dello stesso anno. Gli investigatori sono impegnati nell’analisi del materiale informatico sequestrato ai tre indagati: l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele, l’ex consigliere di amministrazione della Stretto di Messina Spa Giacomo Saccomanno e l’imprenditore calabrese Vincenzo Viriglio. Nei loro confronti vengono contestati i reati di corruzione e di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.
Nel corso delle verifiche è emerso che Miele aveva ottenuto nel 2025 un incarico da 300 mila euro annui come componente del Collegio consultivo tecnico relativo all’appalto ferroviario Verona-Vicenza-Padova. La designazione era stata effettuata da Rete Ferroviaria Italiana e dal Gruppo Webuild, soggetti coinvolti anche nella realizzazione del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria e delle infrastrutture collegate.
Parallelamente si è aperto un confronto sulle recenti nomine interne alla magistratura contabile. Tra i dieci magistrati promossi alla guida di sezioni figurano Carmela Mirabella e Luigi Caso, relatori del provvedimento che aveva respinto la delibera Cipess contenente il progetto definitivo del Ponte. La vicenda è stata richiamata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che il 4 giugno ha chiesto chiarimenti sulla compatibilità delle promozioni con la normativa introdotta dalla cosiddetta legge Foti, sollecitando inoltre la sospensione degli avanzamenti di carriera.
Nelle prossime settimane la Corte dei conti sarà nuovamente chiamata a esaminare una nuova delibera Cipess, attesa tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. Sul territorio, intanto, proseguono le iniziative dei movimenti contrari all’opera. A Torre Faro è previsto un presidio promosso dal Comitato “No Ponte Capo Peloro”, nell’area destinata al pilone lato Sicilia. Contestualmente è stata avviata una raccolta firme per chiedere le dimissioni dei vertici della Stretto di Messina Spa dopo l’inchiesta che coinvolge, allo stato, l’ex consigliere Saccomanno.
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