Il museo iMuC a Messina, un percorso tra informatica storica e videogiochi
Il Museo di Informatica e del Videogioco iMuC “Messina Retro Computing” nasce da un’iniziativa privata che ha preso forma a partire da un incontro informale tra Alessandro Coletta e Biagio Natoli Orioles. I due, accomunati dall’interesse per il retrocomputing e dalla presenza di estese collezioni personali di dispositivi informatici e videoludici, avviarono un confronto che portò alla proposta di unire i rispettivi materiali in un unico spazio espositivo. Coletta ricorda di avere visitato la raccolta di Natoli Orioles, rilevando la notevole quantità di apparecchi che quest’ultimo conservava.
La fase organizzativa iniziale fu seguita dall’ingresso di Tonino Bisazza, appassionato e competente nelle operazioni di ripristino dei sistemi d’epoca. Il suo contributo tecnico si rivelò utile per l’allestimento e la manutenzione dei dispositivi destinati all’esposizione. Successivamente si unì al gruppo Emanuele Campagna, che offrì supporto nella definizione e nella realizzazione del progetto museale.
Il museo, oggi operativo situato in Via Garibaldi 80 a Messina, ospita numerosi oggetti ritenuti rari o rappresentativi dell’evoluzione dell’informatica e del videogioco. L’obiettivo dichiarato dai promotori è quello di conservare e divulgare la storia recente della tecnologia, illustrando ai visitatori le trasformazioni che hanno condotto agli attuali sistemi digitali.
I fondatori spiegano che il museo non intende limitarsi alla mera esposizione, ma vuole proporre un percorso culturale capace di avvicinare sia gli appassionati sia il pubblico più giovane. «Divulghiamo conoscenza, restauriamo il passato e condividiamo con i visitatori la meraviglia di scoprire come siamo arrivati al mondo digitale di oggi», affermano i promotori.
Il percorso espositivo è strutturato come un itinerario dedicato alla memoria tecnologica, in cui computer, console, periferiche e supporti di archiviazione rappresentano tappe di un’evoluzione che ha segnato più generazioni.
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