I tre cacciatori si sono sparati tra di loro, ma c’è sempre il quarto uomo
Le indagini sulla strage avvenuta nelle campagne di Montagnareale proseguono con una ricostruzione dei fatti che individua due elementi centrali: i tre cacciatori si sarebbero sparati tra di loro nel corso di una lite e sulla scena del crimine era presente una quarta persona, ancora senza identità. L’attività investigativa è coordinata dal procuratore capo Angelo Cavallo e vede un’intensificazione degli interrogatori da parte dei Carabinieri. 👉 AGGIONAMENTO 👈
La Compagnia dei Carabinieri di Patti è impegnata in una serie continua di audizioni. In questi giorni vengono ascoltati soprattutto cacciatori che frequentavano abitualmente l’area e persone che conoscevano le vittime: l’82enne Antonio Gatani, residente a Patti, e i fratelli Devis e Giuseppe Pino di San Pier Niceto. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire se qualcuno fosse a conoscenza della presenza di altre persone nella zona la mattina del 28 gennaio e di ricostruire le abitudini dei tre uomini durante le battute di caccia al cinghiale.
Dagli accertamenti effettuati è emerso che Gatani e i fratelli Pino non si conoscevano tra loro, circostanza confermata anche dall’analisi dei tabulati telefonici, che non ha evidenziato contatti tra le vittime. Le prime risultanze delle autopsie hanno tuttavia fornito elementi ritenuti determinanti per comprendere la dinamica dell’accaduto. Secondo quanto emerso dagli esami medico-legali, tra i tre cacciatori sarebbe scoppiata una lite per cause ancora in fase di accertamento, durante la quale si sarebbero sparati reciprocamente.
Le autopsie hanno inoltre stabilito che tutti i colpi sono stati esplosi frontalmente. Nel corpo dei fratelli Pino sono stati rinvenuti proiettili dello stesso tipo, compatibili con un’unica arma, elemento che rafforza l’ipotesi di uno scontro diretto tra le vittime. Dalla ricostruzione emerge anche che l’ultimo a morire sarebbe stato Devis Pino, il più giovane dei due fratelli, colpito da due fucilate. Il primo colpo lo avrebbe ferito, mentre il secondo sarebbe stato esploso a distanza ravvicinata da una quarta persona presente sul posto.
Secondo gli investigatori, questa persona si sarebbe poi allontanata portando con sé l’arma utilizzata, mentre i fucili dei tre cacciatori sono stati ritrovati accanto ai cadaveri. Parallelamente, gli specialisti del Ris sono tornati all’obitorio del Papardo per eseguire accertamenti dattiloscopici sulle armi, con l’obiettivo di stabilire chi abbia premuto i grilletti e di individuare eventuali tracce riconducibili alla quarta persona.
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