Cronaca

Gioiosa Marea, assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia

Francesco Scaffidi Domianello

Il Tribunale di Patti ha assolto con formula piena un uomo di Gioiosa Marea, identificato con le iniziali S.T., imputato per il reato di maltrattamenti in famiglia previsto dall’articolo 572 del Codice Penale. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Eugenio Aliquò, che ha disposto l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”, ritenendo non raggiunta la prova della responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio. L’imputato era assistito dall’avvocato Francesco Scaffidi Domianello.

Secondo l’accusa, tra il luglio 2020 e il 14 luglio 2023 l’uomo avrebbe posto in essere una serie di comportamenti vessatori nei confronti della moglie. Tra le contestazioni figuravano minacce di allontanamento dall’abitazione, richieste di denaro per la permanenza in casa, offese verbali, accuse di furto e presunte limitazioni nei rapporti con familiari e conoscenti, oltre a comportamenti riconducibili a una gelosia ritenuta eccessiva.

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Durante il processo, la stessa persona offesa ha ridimensionato il contenuto delle dichiarazioni inizialmente rese, spiegando che i fatti erano riconducibili a un singolo litigio coniugale e affermando di aver percepito la vicenda in maniera amplificata a causa di un periodo di particolare fragilità personale.

Le testimonianze ascoltate nel corso del dibattimento, comprese quelle di parenti, vicini di casa, conoscenti e militari dell’Arma dei Carabinieri, non hanno fornito elementi utili a confermare l’esistenza di una condotta abituale di sopraffazione. I testimoni hanno riferito esclusivamente di sporadiche discussioni verbali tra i coniugi, senza segnalare episodi di violenza fisica, minacce o situazioni di particolare allarme.

Nel corso dell’istruttoria è inoltre emerso che alcuni familiari della donna avrebbero avanzato ripetute richieste di denaro all’imputato, somme poi restituite in ritardo. La difesa ha sostenuto l’infondatezza delle accuse, evidenziando l’assenza di elementi concreti a sostegno dell’impianto accusatorio.

Nelle motivazioni della decisione, il giudice ha richiamato il principio secondo cui il reato di maltrattamenti richiede una condotta reiterata e sistematica, idonea a determinare per la vittima una condizione di vita mortificante e insostenibile, circostanza che non sarebbe emersa dall’attività dibattimentale. Sulla base del quadro probatorio acquisito, il Tribunale ha quindi pronunciato l’assoluzione con la formula più favorevole prevista dall’ordinamento.


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