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Gianluca Salpietro – Rileggendo “L’altra faccia del debito pubblico italiano”

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EuropaCome le statistiche dei conti della bilancia dei pagamenti dei paesi dell’Euro Zona dovrebbero essere ristrutturate.

di Gianluca Salpietro – Rileggendo il mio articolo pubblicato l’otto novembre 2018, “L’altra faccia del debito pubblico italiano”, ho notato come esso fosse basato sul modello più semplicistico del mercato delle valute estere e della determinazione del tasso di cambio. Cioè quello basato soltanto sull’esistenza di un conto corrente nella bilancia dei pagamenti.

Se dovessimo lavorare con un modello più complesso della determinazione del tasso di cambio, cioè uno che considerasse anche il conto finanziario, troveremmo che l’equilibrio del tasso di cambio non sarebbe determinato solamente da movimenti nelle esportazioni e importazioni di beni e servizi, ma anche dai flussi in entrata ed in uscita di investimenti diretti e di portafoglio nel conto finanziario.

La bilancia dei pagamenti generalmente è portata in equilibrio precisamente da movimenti nel tasso di cambio in un regime di libero adattamento di questo tasso, cosi che il conto finanziario diventa in genere l’immagine speculare del conto corrente e quindi flussi eccessivi in entrata da un lato sono corrisposti da flussi in uscita dall’altro.

Quindi, se il conto corrente è in avanzo, o in considerevole avanzo come nel caso della Germania, ci sarebbe un disavanzo corrispondente nel conto finanziario, portando così i due lati della bilancia dei pagamenti in equilibrio e la pressione all’apprezzamento della valuta portata dall’avanzo su conto corrente sarebbe bilanciato dalla pressione alla svalutazione portata dai movimenti in conto finanziario dovuta alla domanda per attivi stranieri. I movimenti nei due conti equilibreranno il tasso di cambio e porteranno ad un equilibrio nella bilancia dei pagamenti.

Quindi, sembrerebbe, che il ragionamento nel mio articolo dell’otto novembre, che la Germania, attraverso il suo eccessivo avanzo in conto corrente, stia creando eccessiva domanda per euro e quindi Europapressione per l’apprezzamento dell’euro sarebbe soltanto rilevante nel modello semplice, che considera solo il conto corrente e dove un aumento della domanda per esportazioni e quindi per euro, apprezzerebbe la valuta. Sembrerebbe che questo argomento sia invalidato quando si aggiunge il conto finanziario nel modello, che porterebbe ad un aumento corrispondente nella domanda di attivi stranieri e quindi per domanda di valuta estera, che riequilibrerebbe il tasso di cambio dell’euro.

Però, guardando più attentamente, si nota che molta della domanda per attivi esteri nel conto finanziario della bilancia dei pagamenti della Germania è denominato in euro e non in valuta estera. Infatti, per esempio, due terzi della domanda delle imprese tedesche per investimenti esteri diretti sono nell’area euro stessa, mentre una proporzione dell’investimento estero di portafoglio tedesco è similmente destinato a paesi dell’area euro e quindi denominato in euro e non in valuta estera[1].

Per di più, gran parte della domanda d’importazioni della Germania, l’altra ipotetica fonte di domanda per valuta estera, è anche rivolta ad altri paesi della zona euro (come è il caso per la maggior parte se non tutti gli altri paesi della zona euro) e quindi è anch’essa denominata in euro e non in valuta estera.

Questo vuol dire che le forze di riequilibrio della domanda per valuta estera sul tasso di cambio dell’euro che dovrebbero risultare dalla domanda per le importazioni e la domanda per attivi esteri nel conto finanziario, mancano, dato che molte di queste transazioni sono denominate infatti in euro stessi, il che probabilmente aumenta ulteriormente la pressione per un apprezzamento dell’euro.

Se sono solamente i paesi con un considerevole avanzo in conto corrente come la Germania che portano ad eccessive pressioni per l’apprezzamento dell’euro in questo contesto però, può essere oggetto di discussione. Dipende a mio avviso ed in questo contesto, grosso modo dal se questi paesi hanno una maggiore domanda per importazioni e attivi esteri denominati in valuta estera della media della zona euro e se per un ammontare minore, uguale o maggiore di quello che è considerato il loro eccesivo avanzo su conto corrente.

Data la struttura delle statistiche dei conti della bilancia dei pagamenti correntemente raccolte e pubblicate nei paesi euro, è difficile accertare questo, dato che le transazioni in euro e quelle in valuta estera sono raggruppate assieme e non separate. Invece, dovrebbero essere separate dato che l’euro non è una valuta estera di per sé nella zona euro.

I conti della bilancia dei pagamenti, come sono raccolti e pubblicati al momento nell’area euro, riflettono un doppio criterio: una moneta unica per operazioni in stati diversi. Questo è il risultato di unione monetaria senza unione politica.

Sarebbe comunque meglio separare le transazioni denominate in euro da quelle effettuate in valute estere nelle statistiche dei conti della bilancia dei pagamenti dei paesi dell’area euro. Questo darebbe preziose informazioni sulle dinamiche del mercato dell’euro e della politica commerciale nell’area euro tra le altre cose e migliorerebbe le basi sulla quale si formulerebbero e valuterebbero gli indicatori delle Procedure per Squilibrio Macroeconomico e la legislazione Six Pack dell’Unione Europea per esempio.

In aggiunta, dovrebbe rendere più chiaro se i paesi con un avanzo su conto corrente superiore alla soglia data dagl’indici per le Procedure per Squilibrio Macroeconomico dell’UE, stanno creando pressioni eccessive per l’apprezzamento dell’euro a danno di quei paesi della zona euro con debiti pubblici eccessivi o con disavanzi su conto corrente.

A volte riforme di procedura o di presentazione possono portare a migliorare le strategie e quindi gli esiti delle politiche. Questa riforma suggerita al modo di presentare le statistiche dei conti della bilancia dei pagamenti nei paesi dell’euro zona potrebbe essere un tale esempio nel caso venisse applicata.

Gianluca Salpietro
Economista

[1] Vedere: https://www.bundesbank.de/resource/blob/793192/a3ec72b1576e837b23b5adf1cfcf68cb/mL/2019-03-zahlungsbilanz-data.pdf

Gianluca Salpietro – Rileggendo “L’altra faccia del debito pubblico italiano” ultima modifica: 2020-04-22T14:56:28+02:00 da CanaleSicilia