Politica

Fake news, Musolino: “Serve una Commissione parlamentare”

Dafne Musolino Senato

L’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle fake news viene indicata come uno strumento necessario per la tutela dei processi democratici. A sostenerlo è la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino, relatrice del documento che propone la creazione dell’organismo parlamentare.

Secondo Musolino, il fenomeno della disinformazione online non si limita alla diffusione di notizie false, ma rappresenta un elemento più ampio di interferenza nei sistemi democratici. «La creazione di una Commissione d’inchiesta sulle fake news non è un vezzo, ma una necessità assoluta per difendere la nostra democrazia», afferma la senatrice. «Non si tratta soltanto di smentire le bufale che circolano sul web, ma di opporsi alle ingerenze e alle manipolazioni promosse anche da gruppi di potere stranieri».

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La parlamentare sottolinea come le campagne di disinformazione possano incidere sui processi politici e sui meccanismi elettorali. «Le fake news sono oggi l’arma principale di una vera e propria guerra ibrida che mira a inquinare e condizionare i processi elettorali», dichiara Musolino, richiamando il caso della Brexit come esempio di fenomeni già accertati.

Nel documento, inoltre, viene proposta un’estensione delle competenze della Commissione ad altri ambiti collegati alle nuove tecnologie e alla diffusione di contenuti digitali. «Abbiamo voluto ampliare il perimetro di intervento della Commissione per affrontare direttamente alcune delle derive sociali più critiche, come i deep fake, il bullismo e il cyberbullismo», spiega la senatrice.

Musolino evidenzia che l’eventuale attività della Commissione dovrà essere condotta con attenzione e nel rispetto delle normative comunitarie. «Si tratta di questioni molto delicate che affronteremo verificando sempre la compatibilità con le norme europee. L’obiettivo è dotare lo Stato degli strumenti necessari per contrastare chi utilizza la rete per destabilizzare la società e colpire le fasce più vulnerabili».


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