Errore diagnostico, l’Asp Messina risarcisce paziente per 500mila euro
Si è concluso con un accordo extragiudiziale il contenzioso tra l’Azienda sanitaria provinciale di Messina e i familiari di una donna di 45 anni, deceduta nell’aprile 2014 all’ospedale di Sant’Agata di Militello. L’Asp corrisponderà 500 mila euro a titolo risarcitorio, oltre alle spese legali.
La vicenda era stata inizialmente oggetto di un procedimento penale, poi archiviato per assenza di responsabilità diretta da parte dei sanitari. La famiglia — il marito e i due figli, rappresentati dall’avvocato Luca Agostino Ninone — aveva successivamente intrapreso un’azione civile, con richiesta di consulenza tecnica d’ufficio per ricostruire le fasi del percorso diagnostico.
La relazione, affidata agli specialisti Antonino Mondì e Michele Giannetto, ha evidenziato che la paziente era stata inizialmente trattata con l’ipotesi di sindrome coronarica acuta. Una volta esclusa tale diagnosi, secondo i consulenti sarebbe stato necessario effettuare tempestivamente una tac o un’angio-tac per verificare la possibile presenza di una dissecazione acuta dell’aorta o di embolia polmonare. La relazione segnala che un eventuale trasferimento in una struttura provvista di chirurgia vascolare, come il Policlinico o l’ospedale Papardo di Messina, avrebbe potuto aumentare le possibilità di sopravvivenza.
Sulla base degli esiti peritali, la Seconda sezione civile del Tribunale di Messina, presieduta dal giudice Ugo Scavuzzo, aveva formulato una proposta conciliativa nella fase finale del 2024. La proposta è stata accettata dalle parti e formalizzata nell’udienza.
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