Corte dei conti Sicilia, Carra denuncia attacchi alla magistratura
La magistratura continua a essere oggetto di attacchi che la presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione siciliana, Anna Luisa Carra, definisce «pesanti e inaccettabili». Il riferimento riguarda critiche rivolte con frequenza all’operato dei magistrati, che negli ultimi tempi hanno coinvolto anche la magistratura contabile.
Il tema è stato affrontato dalla presidente Carra nel corso della relazione presentata durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei conti in Sicilia. Nel suo intervento ha richiamato quanto già espresso dal presidente della Corte dei conti, sottolineando la necessità di preservare la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario.
«La magistratura in generale, in tutte le sue articolazioni, subisce quasi quotidianamente pesanti ed inaccettabili attacchi al proprio operato, anche a livello di singoli magistrati», ha affermato Carra, evidenziando come tali critiche abbiano riguardato recentemente anche la Corte dei conti.
La presidente ha inoltre richiamato l’attenzione sulle conseguenze che un progressivo indebolimento della fiducia nelle istituzioni giudiziarie potrebbe determinare nella società. «Se nei cittadini si insinua il convincimento di non poter confidare in un sistema giustizia che rappresenta presidio e tutela dei diritti dei più deboli, si corre il rischio, soprattutto in territori tradizionalmente segnati dalla presenza della criminalità organizzata, che ci si rivolga ad altre compagini non istituzionali ritenute più efficienti», ha dichiarato.
Nel corso della relazione è stato rivolto anche un invito al mondo dell’informazione. Carra ha sottolineato l’importanza del ruolo svolto dai media nel contesto democratico, auspicando una particolare attenzione nella diffusione delle notizie riguardanti l’attività giudiziaria. «Auspico che la stampa libera e i social media avvertano con grande responsabilità il peso dell’ineliminabile servizio di informazione che sono chiamati a svolgere in un Paese democratico», ha concluso.
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