Cronaca

Carabinieri Catania, cinque arresti per tentato omicidio aggravato

Carabinieri Catania

Su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica, nelle prime ore della giornata è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque persone, emessa dal GIP del Tribunale di Catania su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione è stata condotta da circa cinquanta carabinieri del Comando provinciale di Catania, con il supporto dello Squadrone eliportato “Cacciatori di Sicilia”, del Nucleo cinofili di Nicolosi e del 12° Nucleo elicotteri.

I destinatari del provvedimento sono Giacoponello Andrea, nato a Paternò il 9 agosto 1972, Castorina Giorgio, nato a Paternò il 1° ottobre 1994, Di Mauro Vincenzo, nato a Paternò il 6 novembre 1983, Di Cavolo Antonio, nato a Paternò il 25 luglio 1983, e Romeo Giuseppe, nato a Paternò il 30 maggio 1980. Gli indagati sono ritenuti, allo stato delle indagini e nel rispetto della presunzione di innocenza, responsabili in concorso dei reati di tentato omicidio e detenzione e porto abusivo di armi, aggravati dal metodo mafioso.

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L’inchiesta, sviluppata tra settembre e dicembre 2025 dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Catania e dalla Sezione operativa della Compagnia di Paternò, trae origine dal ferimento di Giacoponello Michele Gabriele, avvenuto il 30 agosto 2025. Per tale episodio, il 27 novembre successivo, era già stato arrestato Forte Alberto.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il ferimento avrebbe generato un’escalation di tensioni e propositi di ritorsione, anche in relazione ai legami familiari della vittima con esponenti di vertice del clan Assinnata, articolazione della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano. Le indagini avrebbero documentato che il 1° ottobre 2025 un commando composto dai cinque arrestati, guidato da Giacoponello Andrea nonostante fosse agli arresti domiciliari, si sarebbe recato presso l’officina del padre di Forte Alberto, dove sarebbero stati esplosi tre colpi d’arma da fuoco, uno dei quali lo avrebbe ferito alla mano sinistra.

L’impianto accusatorio si fonda su intercettazioni, riscontri sanitari e sull’analisi delle immagini di videosorveglianza acquisite nel corso delle indagini. Gli elementi raccolti hanno portato alla contestazione dell’aggravante di cui all’articolo 416 bis 1 del codice penale, consentendo l’emissione delle odierne misure cautelari.


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