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Caccia – In Sicilia terminata la stagione, da oggi stop alle doppiette

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CacciatoriIl bilancio di Legambiente, Lipu e WWF: 5 mesi di illegalità istituzionale e venatorie.

Per le Associazioni ambientaliste il sistema è fuori controllo: scarsa vigilanza e recrudescenza del bracconaggio. La Regione, ripetutamente sconfitta nei Tribunali, persevera nei tentativi di aggirare le norme statali ed europee che limitano la caccia e tutelano il patrimonio faunistico

Dopo 5 mesi si è chiusa la stagione venatoria che in Sicilia era iniziata, con una illegittima pre-apertura, il 1 settembre 2018, secondo il Calendario venatorio emanato dall’Assessore regionale dell’agricoltura on. Eddy Bandiera. Per LEGAMBIENTE, LIPU e WWF oggi si chiude un altro anno nero: in questa stagione si è di nuovo scatenano un mix micidiale sulla fauna, con specie super-protette prese di mira, regole e deroghe del Calendario venatorio arbitrarie e illegittime, un controllo del territorio sostanzialmente inesistente che ha lasciato terreno libero ai bracconieri. In questa stagione venatoria la fauna è stata duramente colpita: per esempio, sono state cacciate anche specie (Tortora, Quaglia, Moriglione, Pavoncella, Canapiglia, Codone, Mestolone, Beccaccia, Beccaccino ecc.) della categoria SPEC (Species of European Conservation Concern), ossia specie le cui popolazioni in Europa presentano uno stato di conservazione sfavorevole o in preoccupante declino.
I provvedimenti della Regione si pongono contro la tutela di animali, natura e le normative statali ed europee. Invece, è necessario migliorare e aumentare l’attività di vigilanza venatoria da parte delle Forze dell’ordine; vanno aumentati i controlli, vanno introdotte regole più severe sul rilascio delle licenze di caccia. Va ridotto il periodo di caccia, così come vanno ridotte le aree aperte a tale attività che costituisce un reale pericolo per agricoltori, escursionisti o altre categorie che sempre più spesso sono vittime di “incidenti” di caccia.

ILLEGALITÀ ISTITUZIONALI
Ad agosto l’Assessore Bandiera emana il calendario venatorio 2018/2019 in palese contrasto con il parere dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che chiedeva di ridurre specie e periodi di caccia. Le Associazioni ambientaliste, con il patrocinio degli avvocati Antonella Bonanno e Nicola Giudice del Foro di Palermo, presentano ricorso al TAR Palermo che, con ordinanza n. 847/2018 del 19 settembre scorso, lo accoglie in toto riconoscendo il “danno grave ed irreparabile” alla fauna scaturente dall’applicazione del Calendario assessoriale. Così, la caccia in Sicilia viene sospesa fino al 1° ottobre; viene dichiarata l’illegittimità della prosecuzione dell’attività venatoria nel mese di febbraio 2019; viene stabilita la chiusura della caccia al coniglio per l’intera stagione; il TAR riafferma il valore fondamentale del parere scientifico dell’ISPRA, disatteso immotivatamente dalla Regione.

L’Assessore, invece di perseguire la tutela della fauna, propone appello al Consiglio di Giustizia Amministrativa. Ma il CGA, con ordinanza n. 708 del 24ottobre, dava nuovamente ragione alle associazioni LEGAMBIENTE, LIPU e WWF, confermando la precedente decisione del Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo. I giudici amministrativi, inoltre, nominano un consulente tecnico per verificare che la disciplina della caccia in Sicilia sia rispondente “agli standard di tutela prescritti dalle direttive europee e dalle linee guida della Commissione europea”. L’esperto nominato dal CGA, il prof. Bruno Massa dell’Università di Palermo, deposita una corposa relazione tecnico-scientifica che conferma l’inattendibilità delle principali scelte effettuate dalla Regione in difformità rispetto al parere dell’ISPRA, evidenziando ancora una volta i rischi per la conservazione della fauna. Così, con ordinanza n. 856 dello scorso 17 dicembre, il CGA respinge l’appello della Regione e, come richiesto dalle Associazioni ambientaliste, riconferma la bocciatura del Calendario impugnato.

ILLEGALITÀ VENATORIE
In concomitanza con l’apertura anticipata della caccia a settembre, in Sicilia è subito emergenza bracconaggio: nel Trapanese i Carabinieri recuperano il corpo senza vita di “Clara”, giovane esemplare di avvoltoio Capovaccaio (specie rara a rischio di estinzione) che era stato liberato nei giorni precedenti in Basilicata nell’ambito del progetto LIFE Egyptian vulture. Gli accertamenti radiografici dell’Istituto Zooprofilattico di Palermo individuano ben sette pallini di piombo sparati da un ignoto cacciatore. Pochi giorni dopo, sempre nel Trapanese, viene abbattuta “Pumba”, un esemplare della rara e minacciata aquila di Bonelli, nato in primavera e sorvegliato da maggio dalla squadra del progetto europeo LIFE Con.Ra.Si.; l’Istituto Zooprofilattico conferma la causa del decesso: anche in questo caso 7 pallini di piombo da caccia.

Sempre a settembre i cacciatori di frodo colpiscono altri due rapaci particolarmente protetti – due esemplari di Nibbio bruno in migrazione – a Calatafimi (TP); colpiti con arma da fuoco anche una Sterna maggiore in provincia di Siracusa ed un Falco pescatore nel messinese. Nel corso degli altri mesi della stagione venatoria atri animali di specie particolarmente protette vengono trovati feriti con le stesse modalità: l’ultimo caso è quello di una Poiana sparata a Caltanissetta…

Fortunatamente i Carabinieri Forestali (da qualche anno presenti in Sicilia dopo l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri) hanno posto in essere diverse e proficue operazioni antibracconaggio soprattutto nelle province di Trapani, Agrigento e Palermo; nel Ragusano, la locale Polizia Provinciale anche in questa stagione ha condotto un’encomiabile azione di contrasto agli illeciti venatori, anche a carico di bracconieri stranieri (Malta).

SISTEMA FUORI CONTROLLO
Per le Associazioni ambientaliste il sistema è fuori controllo: scarsa vigilanza e recrudescenza del bracconaggio determinano in Sicilia un contesto di caccia illegale ed insostenibile. Ad ottobre LEGAMBIENTE, LIPU e WWF hanno incontrato l’Assessore Bandiera sottoponendogli un dossier, in cui sono indicate 22 “misure urgenti di carattere amministrativo e normativo per il contrasto al bracconaggio”: nessuna di queste viene attuata dall’Assessore, che continua a firmare nuovi decreti di modifica del Calendario venatorio con previsioni ancora illegittime e appiattite sulle posizioni più oltranziste di una minoranza del mondo venatorio.

CACCIATORI IN CALO
Anche questa stagione venatoria ha dimostrato la mancata volontà della nostra Regione ad allinearsi agli standard internazionali ed europei in materia di tutela della fauna e di prelievo venatorio. Va totalmente invertita questa situazione in cui l’unico elemento positivo è la costante diminuzione del numero dei cacciatori.

Come nel resto del Paese, infatti, anche in Sicilia il numero dei cacciatori attivi è in picchiata. Confrontando i dati Istat del 2007 con i dati regionali del 2015, si evince un calo di circa il 30,5% delle doppiette isolane. Se nel 2006 erano 49.588 (ossia 34 ogni mille ettari di territorio cacciabile), oggi (dati 2016) nell’Isola sono 33.216. Ma, pur rappresentando lo 0,006% della popolazione siciliana, continuano – inspiegabilmente – ad esercitare una certa influenza sull’apparato politico-amministrativo della Regione Siciliana. Nonostante questo calo, in Sicilia la caccia continua a rappresentare un pericolo per la sicurezza e l’incolumità: già nei primi giorni di apertura un cacciatore viene gravemente ferito a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) dalla fucilata di un collega; a Palma di Montechiaro (AG) un cacciatore scivola e parte un colpo di fucile ferendo un altro cacciatore.

Caccia – In Sicilia terminata la stagione, da oggi stop alle doppiette ultima modifica: 2019-02-01T09:29:12+01:00 da CanaleSicilia