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Beppe Picciolo: “IMU sugli alloggi popolari, una vittoria amara”

Beppe Picciolo

La recente vicenda relativa alla tassazione IMU sugli alloggi sociali ha generato un confronto tra l’Istituto Autonomo Case Popolari e l’amministrazione comunale. Il presidente dello IACP, onorevole Beppe Picciolo, ha espresso una posizione critica rispetto alla decisione che riguarda l’applicazione dell’imposta sugli immobili destinati all’edilizia popolare.

Secondo Picciolo, la situazione non rappresenta motivo di soddisfazione. “Non c’è assolutamente nulla di cui gioire nella vicenda dei tributi IMU relativi agli alloggi sociali”, ha dichiarato, evidenziando le possibili ricadute sulla gestione del patrimonio abitativo pubblico. Il presidente dell’ente ha ricordato che il canone sociale medio versato dagli assegnatari ammonta a circa 52 euro mensili e che tale entrata, nella sostanza, verrebbe quasi interamente assorbita dal pagamento dell’imposta municipale unica.

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“In termini concreti – ha spiegato – ogni alloggio comporta un versamento di circa 500 euro l’anno di IMU, con il risultato che le risorse derivanti dai canoni finiscono per coprire quasi esclusivamente il tributo”. Una condizione che, secondo il vertice dello IACP, rischia di compromettere la capacità dell’istituto di assicurare la manutenzione ordinaria degli immobili, assegnati ai beneficiari tramite i Comuni. Pur evitando di entrare nel merito giuridico della decisione, il cui dispositivo non è stato ancora depositato, Picciolo ha definito l’esito della vicenda “una vittoria amara e mortificante per chi dovrebbe porre al centro dell’azione politica i soggetti più fragili e meno abbienti”. Il presidente ha inoltre sollecitato l’avvio di un confronto tra istituzioni nazionali, regionali e comunali per individuare risorse utili a garantire almeno gli interventi essenziali di manutenzione. “Il nuovo consiglio di amministrazione dello IACP – ha aggiunto – continuerà a impegnarsi affinché la comunità possa ottenere ciò che riteniamo giusto come istituzione”. In chiusura ha richiamato, con una metafora, la figura di Robin Hood, sostenendo che la vicenda ricordi “una leggenda al contrario, dove si prende ai poveri per dare ai ricchi”.

Alle dichiarazioni di Picciolo ha replicato Roberto Cicala, già assessore ai Tributi del Comune di Messina, respingendo l’idea che l’amministrazione abbia assunto atteggiamenti punitivi nei confronti dello IACP. “Non c’è alcuna esultanza da parte mia o dell’amministrazione comunale – ha affermato – ma semmai la soddisfazione per la correttezza del lavoro svolto”. Cicala ha sostenuto che l’ente locale abbia semplicemente applicato la normativa vigente, procedendo agli accertamenti tributari anche nei casi di mancata presentazione delle dichiarazioni necessarie per ottenere l’esenzione IMU sugli immobili.

Secondo l’ex assessore, il Comune è tenuto per legge a verificare il pagamento dei tributi dovuti, attività rafforzata dall’introduzione di un nuovo sistema informativo che consente di incrociare i dati dei contribuenti con diverse banche dati, compresi gli elenchi del Ministero relativi alle dichiarazioni IMU degli enti non commerciali. “Nessun Robin Hood al contrario – ha dichiarato – ma semplicemente il rispetto delle norme statali che impongono al Comune di controllare ogni soggetto passivo, compreso lo IACP”. Cicala ha inoltre invitato il presidente dell’ente a riconoscere eventuali responsabilità degli uffici interni per le dichiarazioni non presentate e ha ricordato le difficoltà finanziarie affrontate negli ultimi anni dal Comune di Messina. “La città ha dovuto sostenere il peso di centinaia di milioni di debiti, anche a causa di una riscossione inefficiente negli anni precedenti al 2018”, ha spiegato, aggiungendo che l’amministrazione guidata da Cateno De Luca ha avviato una riorganizzazione del sistema tributario cittadino attraverso la creazione di una banca dati unica per migliorare la gestione delle entrate.


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