Associazione mafiosa e droga, cinquanta indagati a Palermo
Una vasta operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha portato all’esecuzione di cinquanta misure cautelari nei confronti di soggetti accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni e traffico di stupefacenti. L’attività investigativa ha delineato i nuovi assetti dei mandamenti della Noce, di Cruillas e di Altarello, ricostruendo ruoli e responsabilità dopo il vuoto creatosi a seguito dei precedenti arresti. Gli inquirenti ritengono di avere individuato il presunto nuovo capo del mandamento, indicato come figura emersa grazie a legami di parentela con un ex reggente già detenuto.
Il gip Lirio Conti ha disposto la custodia cautelare in carcere per Michele Arena, Giovanni Bagnasco, Vincenzo Bellomonte, Ivan Bonaccorso, Giuseppe Bronte, Antonino De Luca, Girolamo De Luca, Gioacchino Di Maggio, Vittorio Di Maio, Giuseppe Focarino, Castrenze Fruttaldo, Pasquale Fruttaldo, Salvatore Gnoffo, Antonio Mercurio, Pietro Mira, Giuseppe Rocco, Vincenzo Ruffano, Agostino Sansone e Alessandro Scelta. Agli arresti domiciliari sono stati collocati Giuseppe Castigliola, Ignazio Cottone, Vincenzo D’Angelo, Giuseppe Di Cara, Girolamo Federico e Ignazio Randazzo. Due distinti provvedimenti di fermo hanno riguardato Fausto Seidita, Salvatore Peritore, Cosimo Semprecondio, Calogero Cusimano, Pietro Di Napoli, Vincenzo Tumminia, Paolo Bono, Girolamo Quartararo, Dario Bocchino, Carlo Castagna, Benedetto Di Cara, Antonino Augello, Giuseppe Bronzolino, Onofrio Bronzolino, Maria Candura, Salvatore Candura, Mario Ferrazzano, Massimo Ferrazzano, Guglielmo Giannone, Francesco Lo Monaco, Mario Macaluso, Antonino Marino, Pietro Marino, Francesco Oliveri e Giuseppe Pitarresi.
Secondo gli investigatori, le estorsioni e il traffico di droga continuano a costituire le principali fonti di finanziamento delle famiglie mafiose. Il procuratore capo Maurizio de Lucia ha dichiarato che «il numero delle estorsioni è superiore a quello delle denunce» e ha richiamato l’esistenza di strumenti di tutela per gli operatori economici. Lo stesso magistrato ha evidenziato che «Cosa nostra punta a ricostruire la propria capacità economica attraverso il mercato degli stupefacenti».
Il questore Maurizio Vito Calvino ha sottolineato «la trasversalità e il coordinamento tra tutte le articolazioni della Polizia». Il capo della Squadra Mobile Antonio Sfamemi ha illustrato i quattro filoni investigativi che hanno condotto ai provvedimenti cautelari. Il procuratore aggiunto Vito Di Giorgio ha riferito del sequestro di oltre due quintali di hashish e quattro chilogrammi di cocaina, oltre alla presenza «di una piazza virtuale di spaccio su Telegram». Valentina Crispi, responsabile del Servizio Centrale Operativo, ha osservato «la capacità del mandamento della Noce di rigenerarsi», confermando la necessità di un monitoraggio costante.
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